Massì, buttiamola in politica. È di moda, in questi giorni, fino al 25 febbraio, quando i sardi sceglieranno il nuovo Presidente della Regione e i nuovi consiglieri regionali. I quali – detto per inciso, e pronti a scommetterci una certa cifra – lavoreranno poco, molto poco, infischiandosene del fatto che appartengono all’assemblea legislativa di un’isola che ha bisogno come l’ossigeno di riforme, e di una svolta economica decisa e duratura.

Sabato scorso Olbia ha ospitato Paolo Truzzu, alla sua prima uscita pubblica in un centro importante della Sardegna. C’era molta gente, alla stazione marittima (niente a che vedere però con le folle oceaniche dei tempi di Berlusconi), sdoganata dopo anni, grazie alla richiesta specifica di Settimo Nizzi a quello che un tempo sembrava uno dei suoi bersagli preferiti: Massimo Deiana, capo di quella che un tempo tutti chiamavamo Autorità Portuale. Truzzu è stato incoronato da nove partiti, e di fatto presentato dallo stesso primo cittadino di Olbia che gli ha garantito sì i voti, ma gli ha anche rammentato che non filerà dritto, rispondendo adeguatamente a ciò che gli chiede e gli chiederà la città di Olbia, saranno dolori anche per lui. Le condizioni poste da Nizzi sono note: sanità da migliorare, provincia da reinventare, sdoppiamento della già citata Autorità Portuale con sede a Olbia, scelta oculata dei dodici assessori regionali in base alle loro competenze, massima attenzione al modello efficientista e decisionista del quale lo stesso sindaco di Olbia si picca di essere un esponente di primo piano.

Paolo Truzzu ha ascoltato, e ha pure promesso che quello della Gallura è una specie di modello di esportazione, e cioè lui s’impegna a trasformare l’elefantiaca macchina regionale in una berlina scattante e veloce. Lui l’ha detto, me ci hanno creduto in pochi, anche se il richiamo al suo legame con il territorio (la mamma era di Berchidda, e Truzzu, da ragazzo faceva il bagno a Porto Istana e a Pittulongu) ha colpito la parte romantica dell’uditorio. Per il resto, la serata sarà ricordata per il riferimento di Nizzi ad Angelo Cocciu (“è in campagna elettorale da cinque anni”), con conseguente delusione della sua vice Sabrina Serra e del suo assessore all’urbanistica Bastianino Monni, che hanno fatto finta di non sentire l’endorsement del Capo. Che, in quanto Capo, non può essere criticato.