Che i sa bulvera. Tradotto dall’olbiese: come la polvere. Non mi è venuto niente di meglio per sintetizzare con amarezza quello che è accaduto all’Olbia calcio, dopo la sconfitta di oggi (0-3) contro il Pescara. Sconfitta che ha di fatto decretato la retrocessione in serie D del glorioso club che, mai e poi mai, in oltre un secolo di storia, si è trovata in queste penose condizioni. Oltre alla classifica, che peggiore di così non può essere, c’è anche da rimarcare la rissa verbale a livello societario che vede “l’un contro l’altro armati” l’ex presidente Alessandro Marino e l’attuale Guido Surace (nominato dai nuovi proprietari della Swiss Pro) sui conti della srl. Due situazioni – quella del campo di gioco e quella della scrivania – che mettono in cattiva luce e non fanno onore alla stessa città, a partire da quell’ampia fascia di popolazione che non segue in prima persona le sorti della massima compagine sociale cittadina a livello sportivo.
Sulla partita non spenderò – anzi, non sprecherò , una parola. Faccio eccezione solo per citare il portiere olandese (ma no, ormai è olbiese anche lui) Marteen Van der Want, alla sue seconda presenza in campionato, e oggi in assoluto il migliore in campo. Sembra paradossale, ma se oggi l’olandese volante non avesse detto no alle incursioni di Merola e Accornero, la partita sarebbe finita con un punteggio ancora più rotondo. Il ragazzo merita una citazione poprio perché, da anni ormai, fa da chioccia ai tanti giovani che la società ha impiegato come numeri 1 senza che lui si sia mai risentito di un trattamento che altri non avrebbero tollerato a lungo. Chapeau.
Detto questo, della gara c’è pochissimo da dire, se non che l’Olbia ha toccato il fondo: sul ponte (di ferro) ormai bisogna issare una bandiera bianca, plastica immagine di una resa ignominiosa, senza neanche l’onore delle armi. Questo è un anno da cancellare in fretta (non sarà facile) per la serie di errori commessi e per l’inconsistenza di un progetto che ha cozzato contro il valore medio delle squadre di questo torneo, sicuramente superiore rispetto all’anno scorso, che l’Olbia ha affrontato con giocatori non rivelatisi all’altezza, e di un paio (Biagioni è il meno colpevole) di tecnici che hanno tradito le aspettative.
Vanno dunque rispettati il pensiero e il messaggio di Guido Surace che, a fine gara, ci ha messo la faccia e ha chiesto di rispettare il silenzio di tutto lo staff dirigenziale, dopo questa “profonda amarezza. Io starò ancora qui per dieci anni e non per andare a Pittulongu”. In attesa che la società – come annunciato dal suo capo ufficio stampa Massimiliano Varrucciu – convochi a giorni una conferenza stampa, c’è da segnalare la presenza oggi sugli spalti del “Nespoli” di alcuni esponenti della “Quadratum srl”, una società che ha avuto e ha sempre avuto ottimi rapporti con l’Olbia Calcio e con il presidente Marino. Una sua emanazione, la “Quadratum Italia”, svolge le funzioni di procuratore di alcuni calciatori dell’Olbia come ad esempio lo stesso Van der Want, Roberto Biancu, Luca La Rosa. Anche la “Quadratum Italia” (e non la srl) vanta un credito di alcune migliaia di euro nei confronti dell’Olbia, ma – come ci ha precisato un suo alto dirigente – non ha alcuna intenzione di intraprendere azioni legali. “Abbiamo a cuore le sorti dell’Olbia – ci è stato rimarcato – e dei suoi tesserati che da tanti anni rappresentiamo”.Altri creditori invece, non solo si sono rivolti ai loro legali, ma hanno già fatto arrivare i decreti ingiuntivi a chi oggi detiene le quote di maggioranza dell’Olbia calcio. Ma questa è un’altra storia.
Viene da aggiungere infine che una retrocessione può anche essere salutare. A patto di riorganizzarsi subito per risalire, e di non correre pericoli di altra natura. Nella sua storia di squadra talentuosa, tenace e caratterialmente forte, si ricorda (così, a memoria) a vittoria del campionato e il ritorno in C delle squadre guidate dal mitico “Palleddu” Degortes (1967/68), da Feliciano Orazi (1974/75), da Luciano Foschi (2001/2002), e da Valentino Persenda (1985-86). Furono anni felici, e possono anche tornare tali.

