Si vede che non si pigliano. Lui è Settimo Nizzi, sindaco longevo e battagliero. Lei è Ivana Russu, scuderia Pd, battagliera pure lei. L’altra sera, in una seduta di consiglio comunale che avrebbe potuto partecipare al Festival degli Sbadigli, se le sono date di santa ragione al punto che tutta l’aula si è svegliata di soprassalto. Ecco la Russu: “Molti assessori sono da ritenersi ‘non classificati’ – ha tuonato – di loro, qualcuno non conosce neanche il nome. Lei, sindaco, si occupa delle grandi opere, alcuni dei suoi collaboratori non si occupano del resto”. Apriti cielo. Una richiesta di dimissioni di massa in grande stile, quella dell’esponente Dem, che ha subito provocato la reazione di Pietro Carzedda, che ha definito “maleducate” le osservazioni della consigliera di minoranze. Il suo intervento ha assunto magicamente le sembianze di una miccia, di un assist per il primo cittadino. “Ti dovresti vergognare – ha attaccato – per quel che hai affermato. Non sei neanche stata brava ad arrivare a Cagliari”. Riecco Ivana Russu, che ha preso la parola per “fatto personale”. “Non mi faccio mettere i piedi in testa da lei, signor sindaco – io sto all’opposizione e ho tutto il diritto di esprimere il mio pensiero, dal punto di vista politico. Quanto agli oltre 3100 voti ottenuti alle regionali, faccio presente che sono superiori a quelli racimolati dalle sue liste”.

Fine delle trasmissioni. Fine della tregua, una tregua armata. Al prossimo scontro sul ring virtuale di via Garibaldi.