Eravamo quattro amici al bar
, anzi no… eravamo cinque amici in una Jeep. Il trionfale campionato dell’Ilva (serie D!) che termina domenica è stato – oltre che una esaltante “missione sportiva – una meravigliosa esperienza “on the Road”.
Il calcio, la propria squadra del cuore come veicolo attraverso il quale girare in lungo e in largo questa terra meravigliosa ed infinita che è la Sardegna.
Meravigliosa, facile, infinita perchè non si finisce mai di scoprirla, e di provare stupore per le nuove bellezze che aggiungiamo a quelle già note.
“Questa terra non assomiglia a nessun altro luogo”, scriveva David Herbert Lawrence.
Ed è così, la Sardegna, unica nella sua alternanza di paesaggi estremamente differenti, ma sempre affascinanti.
Il campionato che finisce è stato un viaggio fantastico, in splendida compagnia (Arianna, Vittorio e Martina con Christian), in giornata le trasferte brevi, in due giorni quelle lunghe, quasi ottomila chilometri (poco meno di un quinto dell’Equatore) e un centinaio di miglia nautiche di traghetto (quasi una traversata fino alla costa laziale) di emozioni e di orgoglio isolano, che ogni sardo avverte quando esplora le bellezze della sua terra, quando gusta le prelibatezze della sua cucina.
Con l’accortezza di “girare attorno” al luogo della trasferta, della partita, siamo rimbalzati dalla magia di Porto Flavia alla solennità delle grotte di San Giovanni, dalla maestosa villa Piercy alla bellezza immensa di Bosa con le sue case coloratissime che si specchiano nel fiume, passando per la cascata di San Spendula, la spiaggia di quarzo di Is Arutas, il palazzo La Marmora di Iglesias, per la frizzante atmosfera natalizia di Cagliari, con la Rinascente illuminata a festa e la sua elegante movida notturna in piazza Yenne, e tanto tanto altro ancora.
E un momento particolare che mi è rimasto impresso, quando rientrando da Barisardo, ingannati dal mio Google Maps che non parla e non ne indovina una, sbagliando ci si è ritrovati a percorrere una stradina molto in quota, salendo ripidamente fino ad un punto dal quale si ammirava in lontananza il mare rosa del tramonto, con la sensazione di essere proprio al centro e sul “tetto” della Sardegna.
E ancora tante risate, i B&B ed il B&…Boh!, la porta più bassa di Vittorio, con l’inno dell’Ilva a tutto volume all’ingresso di ogni città.
Insomma, un vero incanto, e quanta ricchezza interiore dopo un anno trascorso così, a “riconoscere e difendere la bellezza, perché da quella viene giù tutto il resto”, ed è la seconda volta in poco tempo che cito questa frase di Peppino Impastato.
La Sardegna è una magia, un anno di viaggi in Sardegna è un cocktail straordinario, più buono della buonissima Malvasia di Bosa, nel quale c’è veramente tutto, ogni ingrediente che si possa desiderare, e di tutti senti “una puntina” di aroma.
Ci saranno mille altri campionati e mille trasferte, adesso anche quelle “in Continente”, come diciamo noi sardi quando attraversiamo il mare per andare nella Penisola, ma io questo Campionato non lo dimenticherò mai, e lo terrò sempre nei miei migliori ricordi.
Ah, potevano mancare alcuni “Oscar”?
-Il miglior pranzo: La Casa di Badde, Home Restaurant a Badde Salighes, Bolotana, nel parco di Villa Piercy
-La miglior cena: Il Pirata, Bosa
-La miglior pizza: Poppy’s, Carbonia
-Menzione speciale pranzo/ location: 12.1, Porto Taverna
-Miglior B&B: Il Sogno di Mario (Carbonia) e La Corte Ghibellina (Iglesias)
-BEST PLACE 23/24: Bosa
(Che poi il Bosa giocava a Bonorva, ma come fai ad andare a giocare col Bosa… senza andare a Bosa?

