I balneari, tra rabbia e sfiducia. L’estate si sta consumando e, attorno alla vicenda che riguarda i titolari delle concessioni sui nostri litorali, anche i recenti provvedimenti governativi non hanno contribuito a rasserenare gli animi. Dopo una querelle che dura ormai da anni, il consiglio dei ministri, lo scorso 4 settembre, ha approvato un decreto in cui è stata estesa la validità delle attuali concessioni demaniali marittime fino al mese di settembre del 2027, con l’obbligo di avviare le gare entro il mese di giugno dello stesso anno. Per la categoria dei balneari la toppa è stata peggiore del buco.
“Questo governo ha tradito la fiducia che i balneari hanno riposto nelle promesse fatte in campagna elettorale. Quella che viene chiamata ‘proroga delle concessioni’ difatti non lo è. Si tratta dell’attuazione di un periodo transitorio entro il quale si dovrebbero organizzare e espletare i bandi di selezione per le concessioni balneari aperti a tutta Europa, e quindi anche alle potenti multinazionali che non avrebbero rivali tra le piccole aziende nostrane a conduzione familiare”. Queste le amare considerazioni di Francesco Gambella, segretario regionale di ITB ( imprenditori turismo balneare) e imprenditore balneare lui stesso, nella spiaggia di Marinella. In questa chiacchierata con Moro Seduto, l’operatore economico esprime con rammarico le motivazioni della delusione della categoria e dello sconforto davanti a quella che sembra essere una cruda sentenza oramai definitiva. Gambella non nasconde la rabbia, la delusione e la paura “davanti al futuro incerto che si prospetta per migliaia di piccoli imprenditori sardi che si occupano di questo settore da diverso tempo, per il quale hanno compiuto importanti investimenti economici finalizzati all’erogazione di servizi privati su terreni demaniali” È un po’ come se fossero stati abbandonati a metà del guado, perché il tempo che rimane ai balneari per “fare le valigie” non è molto, dal momento che il limite massimo per lo svolgimento delle aste è indicato per giugno 2027 ( periodo coincidente con la fine del mandato del governo attuale).

Cosa potrebbe accadere?
“Se una grande azienda, con importanti disponibilità finanziarie, arrivasse in Sardegna e decidesse di partecipare, a esempio, per ottenere in concessione la spiaggia di Pittulongu di Olbia, potrebbe aggiudicarsela in toto, spazzando via quelle piccole aziende che attualmente gestiscono un piccolo spazio della stessa spiaggia. Non ci sarebbe possibilità di concorrenza dal momento che vigerà la legge del più forte dal punto di vista economico”.
Francesco Gambella parla di piani urbanistici dei litorali (PUL) e del timore che questi potrebbero essere cuciti, in alcuni casi, su misura delle grandi aziende multinazionali interessate al mare e alle spiagge della nostra regione. Dunque la Sardegna appare oggi più che mai una grande cassaforte contenente un tesoro ambientale, culturale e territoriale di inestimabile valore, la cui chiave non sarebbe più nelle mani dei sardi, ma in quelle delle multinazionali che ne avrebbero il monopolio.
Quale sarebbe potuta essere la soluzione alle direttive oramai stringenti da parte di Bruxelles?
“Paradossalmente, l’applicazione letterale dell’ articolo 12 della direttiva Bolkestein sarebbe stata la soluzione. L’articolo prende in considerazione la valutazione oggettiva della scarsità o meno della risorsa demaniale della nazione. Solo nel caso di scarsità di territorio demaniale libero (nazionale o regionale), si dovrebbero mettere a bando le concessioni. Tale concetto sarebbe stato ribadito anche dalla Corte di Giustizia Europea, la quale, l’anno scorso, avrebbe chiesto all’Italia tavoli tecnici per la mappatura delle spiagge, che sarebbe costata all’Italia cinque milioni di euro. Ma di fatto l’Europa non avrebbe tenuto conto del risultato, ovvero che in Italia la risorsa demanio marittimo non è scarsa: la Sardegna ha l’80% di spazio demaniale marittimo ancora libero”.
Ma voi, titolari delle concessioni, verreste indennizzati.
“Per quanto riguarda il valore reale degli indennizzi che saranno elargiti ai concessionari uscenti, probabilmente saranno inferiori rispetto a quelli stabiliti da Draghi, e non si conoscerà il valore fino al momento in cui non saranno pubblicati i decreti attuativi. Non saranno indennizzi adeguati rispetto agli investimenti fatti e alle spese sostenute, perché sarebbero scoraggianti e frenanti per gli ipotetici partecipanti. Ci prenderanno e ci scaraventeranno in mezzo ad una strada, questa è la cruda realtà. Per rimuovere la procedura di infrazione, hanno venduto il demanio e con questo anche il nostro futuro”.
Quale sarà la situazione che si verrà a creare in Sardegna?
“Al momento e fino a quando, a livello regionale, non verranno approvati in via definitiva tutti i piani urbanistici dei litorali, non si potrà andare a bando. Le tempistiche dell’approvazione di tutti i PUL potrebbero dunque corrispondere a quello della proroga”.
Le tariffe dei servizi varieranno?
“Gli italiani sono convinti che, con la messa a bando delle concessioni, i servizi offerti avranno prezzi inferiori rispetto agli attuali. Non sarà così perché chi subentrerà dovrà affrontare, oltre alle altre spese, importanti investimenti per l’allestimento dell’area, per il personale, e sarà necessario ammortizzarli entro i primi cinque anni”.
Intanto, a Roma ieri si è svolta è una manifestazione nazionale delle associazioni dei
balneari. “Questa non sarà l’ultima – conclude Gambella – perché le 30 mila aziende di balneari presenti oggi in Italia non hanno nessuna intenzione di abbandonare il campo di battaglia nella guerra per la difesa del territorio , del proprio futuro e di quello dei loro figli”


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