Violenze ai danni di operatori sanitari: è ora di porre un freno a questi episodi. Sono in pericoloso e contante aumento le aggressioni verso la categoria degli operatori sanitari sul posto di lavoro. È di pochi giorni fa la notizia dell’ennesimo atto di violenza fisica ai danni di un medico. L’aggressore è un paziente che attualmente sarebbe in stato di arresto nel carcere di Uta. Ci troviamo a Cagliari, in uno studio di medicina generale trasformato in un ring da un uomo che improvvisamente, a causa, forse, della dilatazione dei tempi di attesa, si è scagliato contro il professionista e lo ha aggredito con una violenza tale da causargli lesioni tanto gravi da avere bisogno di un intervento chirurgico a cui dovrà essere sottoposto a breve. La prognosi sarebbe di 50 giorni.
Negli ultimi 5 anni, in Italia, le aggressioni ai danni di medici, infermieri ed oss sono aumentate del 40%. La categoria presa maggiormente di mira sono i professionisti dei Pronto Soccorso, dei reparti di Psichiatria, medici di base, guardie mediche e turistiche e reparti di urgenza. A farne maggiormente le spese sarebbero le donne. il 70% degli atti di violenza si consumano proprio verso il genere femminile, forse perché le donne in sanità oggi sono in numero maggiore rispetto agli uomini. Tutte queste percentuali sono certamente sottostimate perché una buona parte degli operatori sanitari non denuncia. Oramai questa triste realtà, per chi opera nella sanità, si sta trasformando in consuetudine, fatti gravi che la psiche umana trasforma, per auto protezione, da eventi straordinari ad ordinaria amministrazione, come chi, non avendo strumenti per combattere, si arrende al fato, sperando nella protezione del Divino.
Chi scrive, lo fa con cognizione di causa, avendo lavorato per alcuni anni in un Pronto Soccorso che in estate presenta picchi giornalieri di 250/300 accessi. I motivi che spingerebbero l’utenza ad aggredire sia verbalmente che fisicamente il personale sanitario
sono legate principalmente ai lunghi tempi di attesa conseguenza di una grave e annosa carenza di personale. Un’altra motivazione sembrerebbe quella legata alla scarsa comunicazione medico-paziente/parente, problema legato indirettamente alla carenza di professionisti e gli alti volumi di pazienti da visitare e curare contemporaneamente. Per cui, spesso il sanitario, davanti al nemico “tempo” si trova a dover scegliere tra il prendersi cura del malato e parlare con i parenti nell’immediato, e la scelta , per ovvie ragioni, ricade sulla prima opzione, rimandando ad un secondo momento l’incontro con i parenti . La motivazione che più fa rabbrividire, però è quella legata ai possibili esiti negativi di una patologia acuta e cronica, nonostante le cure. Ai tempi d’oggi al medico viene richiesta l’onnipotenza, nessuno è in grado di accettare che la morte sia una conseguenza della vita, soprattutto dopo una certa età ed in alcune situazioni patologiche gravi. Ci sono patologie acute e croniche che, nonostante il grande impegno da parte dei professionisti sanitari , non rispondono ai trattamenti e l’esito può essere, purtroppo, infausto. Ecco che scatta la necessità di trovare il colpevole, perché la morte non è contemplata, e il colpevole è sempre quell’operatore sanitario che, con tutti gli strumenti a disposizione, si è preso cura con competenza e dedizione di quel malato.
Una delle richieste più frequenti rivolte ai politici dalla gente è aumentare il numero degli operatori sanitari negli ospedali e nel territorio. La risposta, negli ultimi anni, è sempre la stessa: “I bandi di selezione o di concorso, per alcune specialità mediche vanno deserti” , ovvero non ci sono partecipanti! Le nuove generazioni di operatori sanitari, rispetto a quelle del passato, mettono al primo posto la propria sanità mentale e fisica, per cui nessuno è più stimolato a scegliere determinate branche mediche o chirurgiche, perché troppo rischiose, sia per le aggressioni che per le , oramai troppo facili, denunce ai danni dei professionisti.
E dunque, quali potrebbero essere le soluzioni per far capire all’utenza che i nemici da combattere non sono i medici o gli infermieri ma la inadeguata gestione della sanità?
Cosa si dovrebbe fare per far capire all’utenza che le continue aggressioni e le facili denunce ai professionisti sono la causa principale del depauperamento delle risorse umane negli Ospedali e nel territorio?
Serve un segnale forte da parte delle istituzioni per limitare il danno. Si, perché il danno è grave se si pensa che ogni giorno molti operatori sanitari maturano concretamente l’idea di lasciare il posto di lavoro.. e molti lo fanno. Infatti, stiamo assistendo ad un continuo quotidiano stillicidio di professionisti. È un gemizio di sangue costante e continuo che causa anemia, inizialmente lieve e poi molto grave. Ecco che scatta, allora, la necessità di “emotrasfusioni” di risorse umane negli ospedali e territori, ma non c’è sangue da trasfondere e l’esito inevitabile della sanità pubblica sarà l’exitus. E’ bene, dunque, tenere a mente che medici, infermieri e oss sono il sangue del sistema sanitario nazionale, e senza sangue non c’è nessuna possibilità di sopravvivenza.