Questa dell’Olbia calcio è proprio una storiaccia. Con questi chiari di luna, l’impressione è che ci si trovi solo all’inizio di una vicenda intricata e ancora avvolta in un mix di misteri e omertà. Se s’indaga un po’, se si decide di andare a fondo, ricorrendo a meccanismi legati alla cronaca nera giudiziaria – come è capitato al sottoscritto -, si vengono a scoprire tanti particolari di una stagione cominciata male e proseguita peggio. E, per favore, che la si smetta di annunciare querele o redigere carte bollate, perché non è davvero il caso. Oppure di indicare Tizio o Caio come responsabili di comportamenti illeciti, da codice penale, minacce, e insulti razzisti. A questo proposito, va segnalato un fatto positivo: quasi tutti i calciatori dell’Olbia avrebbero firmato un documento nel quale si afferma che non risultano episodi che possano essere catalogati come manifestazioni di razzismo.
LE INCHIESTE. L’uso del plurale non è casuale. C’è l’inchiesta della procura federale, di cui ha scritto un giornalista di Repubblica, la cui fonte è a prova di bomba. Ma ce n’è anche un’altra, molto più delicata, visto che in questo caso c’entra il codice penale. Eh sì, perché per esempio qualche (ex) tesserato dell’Olbia calcio è stato sentito molto prima che l’organo della Federcalcio ricevesse la denuncia. Uno di questi sarebbe proprio Marco Amelia, il quale preferisce non commentare neanche le voci secondo le quali sarebbe lui il firmatario della lettera che ha scatenato la bufera sull’Olbia calcio. Fonti molto ben informate assicurano – documenti alla mano – che l’ex tecnico dell’Olbia sia stato sentito dall’autorità giudiziaria e in questo caso l’oggetto delle domande degli inquirenti non riguardavano né questioni di razzismo, né scommesse clandestine, né di altri episodi citati nella pec inviata alla procura federale, ma di ipotesi di reato di altra natura e quindi molto più gravi. È ovvio che non conosciamo il contenuto delle risposte dell’ex portiere della nazionale, ma non è peregrino ipotizzare che anche altri possano essere stati sentiti o siano sul punto di essere chiamati. Sul versante procura federale, invece, gli interrogatori devono ancora cominciare e si ha l’impressione che non saranno pochi i tesserati chiamati a deporre.

LA SWISS PRO. I proprietari dell’Olbia calcio hanno preso le distanze dal contenuto dell’articolo, ma è probabile che anche loro dovranno rispondere a qualche domanda. In proposito, si è appreso che – a parte il presidente Guido Surace (che ha assunto Amelia) e l’avvocato Benno Raber – molta voce in capitolo l’abbia avuta (e l’abbia tuttora) Lucas Cominelli, un manager argentino come il presidente, che è stato visto spesso in città e al “Nespoli” in diverse occasioni. Condorelli rappresenterebbe un gruppo imprenditoriale vicino alla Swiss Pro, intenzionato a investire nel territorio, come è stato più volte annunciato pubblicamente dagli stessi esponenti del sodalizio elvetico, i quali non hanno mai specificato cosa intenderebbero realizzare, a parte il nuovo stadio. Ebbene, gli investitori sarebbero intenzionati a costruire un albergo e una clinica privata. Non è dato sapere se questi progetti siano stati anticipati alle autorità politiche, ma a occhio e croce sembra propio di no. Il manager argentino, in ogni caso, è uno che conta assai e lui in persona sarebbe intervenuto più volte per “correggere” alcuni comportamenti ritenuti nocivi per la causa, senza trascurare di farsi sentire anche con i calciatori e lo stesso allenatore.
MARCO AMELIA-NINNI CORDA. All’inizio, i due erano sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Poi, qualcosa si è rotto. Al punto che di recente erano proprio su sponde opposte. Il loro cattivo rapporto si rifletteva anche sui giocatori. Corda, già dal ritiro di Arona, ne aveva visionato parecchi, poi ha proceduto a farli tesserare puntando molto sulle figure che lui conosceva bene (Anelli su tutti, ma anche Santi e Maspero). Quando poi sono arrivati i calciatori segnalati da Amelia (De Grazia, Sainte Marie, Furtado), si sarebbero formate due fazioni che, specialmente nelle sedute di allenamento, avrebbero dimostrato qualche insofferenza di troppo.
Insomma, si tratta proprio di una vicenda torbida, che infanga oltre cento anni di storia di un club che al calcio ha dato tanto. Ma, finché non verrà a galla la verità, tutta la città – non solo quella che si sente legata alle vicende calcistiche – sarà ferita.


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