(L’intervento di Giovanni Meloni sulle condizioni di vita a Cuba ha suscitato un interesse significativo, al di là delle previsioni. Ossi ospitiamoil contributo del professor Luigi De Chiara, che conosce molto bene la realtà cubana)

Il recente articolo di Giovanni Meloni su Cuba è quanto mai stimolante, soprattutto per lo sforzo di sottrarre la realtà alle opposte ideologie, l’una celebrativa e acritica, che vorrebbe esaltare solo i successi della rivoluzione castrista, l’altra, di segno opposto, interessata a presentare questo esperimento come l’origine e il fomite di ogni male per il popolo cubano. Anche io vorrei sottrarmi alla tentazione di giudicare questa realtà attraverso le lenti deformanti del mito e dell’utopia, per cui non starò a magnificare le conquiste nel campo della cultura, della scienza, della medicina, dello sport, che pure varrebbe la pena menzionare; neanche parlerò dell’assistenza sanitaria, della scuola, dell’università gratuite ed universali, anche perché la crisi economica post Covid ha travolto in gran parte lo Stato Sociale. Vorrei parlare di quelle conquiste che chiamerei politiche, morali, e persino spirituali. Questo piccolo paese ha dato un contributo fondamentale alla lotta di liberazione di molti popoli, in Africa, America Latina e Asia. Nelson Mandela ebbe a dire che, forse, senza il contributo dei 4.000 soldati cubani che dettero la vita in Angola e Mozambico combattendo contro le truppe del regime razzista sudafricano, forse l’Apartheid sarebbe durato altri 20 anni. L’idea della liberazione dal peso opprimente dell’egemonia del Nord del mondo sui paesi in via di sviluppo forse era utopica, ambiziosa e prematura, ed ebbe un costo enorme in termini umani e materiali, con conseguenze che si scontano ancora oggi. Comunque l’idea che un piccolo paese potesse scegliere liberamente un proprio autonomo modello di sviluppo, mise in moto grandi speranze e grandi energie in un continente, quello latinoamericano, dove le dittature militari, insediate dagli invadenti vicini del Nord. facevano sparire nel buco nero della tortura e degli omicidi di massa intere generazioni di giovani. Certo, oggi, le schiaccianti carenze materiali e l’introduzione di elementi di capitalismo in una società che voleva essere egualitaria, ha provocato enormi squilibri; eppure, improvvisamente, sotto la frenetica corsa per sbarcare il lunario si intravedono tracce di una solidarietà da noi quasi sconosciute; se manca il gas e la luce ci sarà sempre un vicino che ti porterà da mangiare; se manca il latte, si troverà sempre il sistema di fornire questo alimento a tutti i minori sotto i 7 anni; se mancano medicine e attrezzature mediche, si darà comunque la priorità alle fasce più deboli, come donne incinte e bambini. Anche questo è la rivoluzione cubana.

Paradossalmente uno dei grandi problemi di questa società è lo squilibrio tra il livello dell’educazione e dell’informazione di molta parte della popolazione da un lato e l’ incapacità del sistema di utilizzare queste risorse intellettuali. I cubani hanno un livello di istruzione quasi europeo, spesso sono hanno un alto grado di professionalità, specie nelle discipline mediche e scientifiche, sono sicuramente molto informati (ormai l’accesso a internet è alla portata di tutti), ma, proprio per questo, soprattutto i giovani vivono la frustrazione di non poter trovare nel proprio paese un’occupazione e soprattutto una retribuzione al livello delle proprie capacità e ciò li spinge verso quelle attività informali di cui parla Meloni nel suo articolo. Oggi, la morte di Castro e l’introduzione dell’iniziativa privata in molti settori dell’economia, in aggiunta alla devastante crisi economica, sembrerebbero segnare la fine dell’utopia, eppure proprio la cronaca di questi ultimi anni ci parla di un’Africa nordoccidentale che si riappropria delle proprie risorse e scaccia i francesi, di grandi paesi latinoamericani, come Colombia, Messico e Brasile retti da governi di sinistra, di un’associazione economica, i Brics (che rappresentano il 40% della popolazione mondiale ed il 30% del Pil di tutto il mondo) che elabora meccanismi e strumenti commerciali e finanziari indipendenti e alternativi all’Occidente. Forse anche questo è in parte il portato di questa rivoluzione. Infine solo due parole in più rispetto a quanto riportato da Meloni circa il blocco esercitato dagli Stati Uniti e di come questo ha inciso sul livello di vita della popolazione, specie negli ultimi due o tre anni. Nel 2020, in aggiunta alle 240 misure restrittive decise dalla sua amministrazione, al fine di intensificare il quasi settantennale assedio economico, Trump ha inserito Cuba nella lista dei paesi patrocinatori del terrorismo (!), cosi che tutte le istituzioni bancarie del mondo occidentale e non solo hanno interrotto i rapporti con questo paese, impedendogli di ricorrere a qualsivoglia prestito o ad altra operazione finanziaria, e ciò proprio alla vigilia del Covid, un evento drammatico che non solo ha stremato il paese, ma ha inciso drasticamente sul turismo e sulle rimesse provenienti dagli emigrati. Tutto ciò, accompagnato dal susseguirsi di eventi atmosferici avversi, cicloni e siccità, ha prodotto negli anni più recenti quel declino economico di cui parla l’articolo cui ho fatto cenno.