Antonio e Roberto. Roberto e Antonio. I loro nomi – giganti di altruismo – risuonano più volte nell’affollata sala del museo archeologico di Olbia, dove si ricorda quel 12 novembre di 25 anni fa (non sembra vero, ma è trascorso un quarto di secolo), quando un Atr42 si schiantò a nord di Pristina, nel Kosovo, e persero la vita ventiquattro volontari dal cuore d’oro, come tutti quelli che mettono a disposizione della Caritas la loro bontà d’animo. Antonio Sircana, 44 anni, due figli, originario di Calangianus, ma olbiese a tutti gli effetti, e Roberto Bazzoni, 37 anni, una figlia, di Sassari, anche lui trapiantato nella città gallurese. Ortopedico il primo, tecnico di ortopedìa il secondo. Avevano una missione da compiere in un martoriato Kosovo: realizzare un centro di riabilitazione per bambini con gravi lesioni agli arti. Non ce l’hanno fatta, ma il loro obiettivo è stato raggiunto da altri, da chi ha sentito il dovere di proseguire per anni un lavoro improbo, duro, difficile, ma essenziale per quella popolazione vittima della guerra. Oggi, grazie alla lodevole iniziativa di Franco Cudoni, un loro grande amico e collega, oggi primario di ortopedia all’ospedale di Sassari, la cerimonia di commemorazione ha colpito tutti per la sua sobrietà, la natura e il livello delle testimonianze.

C’è stato il saluto del sindaco Settimo Nizzi (che, visibilmente commosso, ha avuto difficoltà a concludere l’intervento e poi ha seguito l’evento, seduto tra il pubblico), l’apertura di Franco Cudoni (che poi ha moderato gli interventi) e Domenico Ruzittu, i contributi del rappresentante del vescovo di Tempio (che poi era presente alla messa), di Laura Stopponi, delegata nazionale della Caritas. Quindi, è stata la volta di don Gianni Sini, che ha spianato la strada a Sebastiano Bazzoni (padre di Roberto) e della straordinaria suor Luigia, che ha trattenuto a stento le lacrime nel ricordo di Antonio e Roberto. Efficace e brillante poi l’intervento di Maddalena Lendini, moglie di Antonio Sircana, al pari di quello di Peppino Mela, il primario di ortopedìa dell’ospedale di Olbia che ha lavorato fianco a fianco per sette anni soprattutto con Sircana ma anche, non quotidianamente, con Bazzoni. Dopo Giansimone Masia della Confindustrial, e prima della consegna delle borse di studio della Caritas, un imprenditore kosovaro residente ormai da anni a Olbia, Vegim Thaqi, ha commosso la platea quando ha raccontato una telefonata con sua madre (contraria al suo allontanamento da casa) che più volte gli aveva chiesto il motivo per cui si era trasferito in Sardegna, “una destinazione che, per raggiungerla, bisogna prendere due aerei”. “Mamma – le dissi quando seppi del tregico incidente – io abito in una città, Olbia, da dove sono partiti i volontari per regalare un sorriso ai nostri bambini meno fortunati e non hanno potuto ultimare la loro missione”. Applausi.

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