Gente allegra il ciel l’aiuta. Ze Maria si presenta con un sorriso grande così, e questo è già un buon segno. Sorride, ma non nasconde la testa sotto la sabbia: “So bene che la situazione è complicata: penultimo posto in classifica, sette partite perse e tre pareggiate, una sola vittoria. Da qui dobbiamo partire. Dalla gara vinta contro il Savoia (che ho visto) e dall’assimilazione da parte dei giocatori della mia idea di calcio. Avrò bisogno ancora di un paio di giorni dopo la partita di domani (un derby è sempre un derby) per capire se e dove intervenire. Per ora, ribadisco ciò che ho già espresso al presidente, quando mi ha contattato per la seconda volta (a inizio campionato, c’era stato un abboccamento, ma poi tutt’e due abbiamo imboccato altre strade): a me piacciono le sfide”. Ze Maria parla un ottimo italiano, davanti al figlio e a Guido Surace che lo ascoltano in religioso silenzio. “In questi giorni – racconta – ho lavorato soprattutto sull’intensità; i ragazzi hanno sofferto un po’, ma è comprensibile: nel calcio, il ritmo è fondamentale. Analizzando la partita vinta con il Savoia, mi sono soffermato sul gol preso alla fine del primo tempo, dopo le tre reti realizzate dall’Olbia. Ebbene, quel gol subìto è frutto di un calo che non esiste… Su questo aspetto ho insistito molto”. Il tecnico brasiliano nega però che dal punto di vista atletico la squadra sia indietro. “Certo, li ho messi tutti sulla bilancia e qualcuno deve perdere peso. È faticoso, mi rendo conto: ognuno però ha il suo metodo di lavoro – spiega -, io privilegio e mi concentro molto sulla tenuta, e sulla compattezza. All’Olbia non c’è un Messi, nel senso che manca un elemento che si elevi di molto al di sopra gli altri, e quindi occorre puntare sul collettivo, sulla forza della squadra piuttosto che del singolo”. A proposito di singoli, gli chiediamo di toglierci una curiosità sulla posizione di De Grazia, sicuramente il pezzo pregiato della formazione bianca. Secondo trequartista un po’ defilato con Amelia, esterno alto davanti secondo Gatti, non è un trequartista puro secondo lei? “Sì, ha un buon piede, si distingue, ma io lo farò giocare nella stessa posizione di domenica scorsa. Poi, cammin facendo, valuterò: lui ha bisogno di spazi e non so se è un trequartista puro”. Sul sistema di gioco, l’allenatore non si sbilancia più di tanto: in ogni caso si è capito che predilige difendere a quattro, ma le opzioni sembrano essere due: il 4-3-3 e il 4-2-3-1. “Lo deciderò quando mi sarò fatto un’idea completa dei ragazzi che ho a disposizione: credo che occorrr almeno una settimana”. Le parole di Ze Maria collimano con quelle pronunciate ieri dal patron Benno Raber e dall’investitore turco Murat Yilmaz, e cioè il tecnico dirà se e dove intervenire, dopo le prime impressioni. “Per esempio – aggiunge – mi sono reso conto che l’Olbia ha un solo play: il capitano. E dunque bisognerà averne un altro. Per il resto, mi esprimerò più avanti, fermo restando che è indispensabile individuare e schierare chi è in grado di fare gol. Furtado si è già messo in mostra con una doppietta, ma anche altri, come Santi ad esempio, devono sbloccarsi”. Ultima curiosità, non certo per importanza: a quali allenatori si ispira o a quali è più riconoscente? “Ne ho avuti tanti, di allenatori”. Faccia nomi, mister. “Ne faccio due, per ragioni diverse: il primo è Carlo Ancelotti, il secondo Roberto Mancini” Scusate se è poco. (a.di.)