Dietro questa mia riflessione non si nasconde alcun intento polemico, ma la volontà di contribuire a far uscire il tema prioritario del diritto alla salute in Sardegna da una situazione di stallo che rischia di avere effetti devastanti. Perché si continua a parlare di sanità e non di salute? Perché si continua a discutere di assetti gestionali e organizzativi delle Asl e delle Aziende ospedaliere e non dei bisogni di salute dei cittadini? Per il commissariamento delle Asl continua a essere il nodo inestricabile attorno a cui si attorcigliano le iniziative della giunta e del consiglio regionale?

L’ex assessore regionale (e medico) Massimo Dadea

Se proprio si vuole affrontare la questione del commissariamento allora forse sarebbe più opportuno intraprendere una strada diritta e trasparente, che passi attraverso una piena assunzione di responsabilità da parte del governo regionale: una valutazione seria, ponderata, dell’operato dei Direttori generali nominati cinque anni fa da Solinas. E sulla base di questa procedere celermente alla loro conferma oppure al loro allontanamento. Traccheggiare ancora su questo argomento, alla ricerca di una qualche soluzione legislativa, rischia di apparire una sorta alibi dietro cui nascondereuna qualche inadeguatezza. L’annosa questione irrisolta dell’assistenza sanitaria in Sardegna è il TERRITORIO: l’assenza di un’adeguata rete di servizi territoriali. Come ha ampiamente dimostrato l’esperienza della pandemia da Covid 19, solo una diffusa trama di servizi di prossimità può consentire di affrontare efficacemente i bisogni di salute dei cittadini. L’indicazione della Missione 6 del PNRR sanità è inequivocabile: Case di Comunità, Ospedali di Comunità, Assistenza domiciliare, Centrali operative territoriali, insieme ad una coraggiosa ed efficace riorganizzazione dell’attività dei medici di base nel territorio. Questo è l’unico modo per rispondere tempestivamente ai bisogni di salute dei cittadini, per liberare gli ospedali (e i pronto soccorso) da una inappropriata routine, per salvaguardare i presidi ospedalieri ad alta e qualificata intensità di cure. Bisogna mettere in campo idee e volontà, come si è iniziato a fare, per abbattere le liste d’attesa, evitando di alimentare quel meccanismo perverso per cui più risorse al privato finiscono per incrementare la domanda. Si rende certo necessaria l’assunzione di nuovi operatori sanitari (medici, infermieri) ma non sarebbe male se, nel contempo, si riuscisse a sciogliere quell’inestricabile mistero per cui la Sardegna continua ad essere, alla luce delle statistiche stilate dai più qualificati istituti di ricerca, la regione italiana con il maggior numero di medici in rapporto alla popolazione. Potrebbe essere utile a questo proposito avviare una preliminare operazione verità tesa a chiarire come i medici sono distribuiti ed organizzati sul territorio regionale. Nessuno può avere la pretesa di vedere risolti in un breve lasso di tempo gli annosi problemi dell’assistenza sanitaria in Sardegna. Quello che chiedono i cittadini è una prospettiva chiara, leggibile, concreta, dove possano trovare soluzione i loro improcrastinabili bisogni di salute.