Questo è il (commovente, almeno per me) messaggio che mi ha inviato spontaneamente tramite Facebook Anna Fideli, la moglie del compianto Ernesto Truddaiu, dopo aver letto la mia protesta per la mancanza di rispetto nei miei confronti e di chi avrebbe avuto il piacere e l’onore di ricordare degnamente un grande uomo, prima che un immenso calciatore dell’Olbia calcio. Non c’è bisogno di commentare nulla, anche perché fanno fede i massaggi di solidarietà e comprensione, che ho ricevuto soprattuto in privato, anche da parte di numerosi parenti di Ernesto. La segnalo solamente ai vertici dell’Olbia caicio e a chi mi ha insultato, senza aver capito lo spirito del mio messaggio, solo perché ho espresso liberamente il mio pensiero.

Caro Augusto, comprendo la tua disillusione che è la stessa che provava Ernesto nei riguardi di uno sport, il calcio, in cui non si riconosceva più per svariati motivi che sarebbe troppo lungo (e anche inutile, purtroppo) elencare. Ma tant’è, le cose vanno come devono andare e almeno per lui non sono più motivo di cruccio. Per quanto riguarda la targa commemorativa, donataci ieri dalla società Olbia Calcio, mi piace pensare che le modalità siano state il frutto di una carente consapevolezza, da parte dell’attuale dirigenza, di cosa abbia significato Ernesto per Olbia in ambito calcistico. Ernesto era un grande atleta con riconosciute qualità che ha portata alta la bandiera dell’Olbia per tutti gli anni in cui ha giocato, e la maglia bianca e la fascia di Capitano gli sono rimaste nel cuore fino al suo ultimo battito. Meritava una commemorazione più partecipe da parte della società? Credo di sì, credo se la aspettasse anche lui, ma alla fine tutto ciò conta ormai poco. Ernesto ha avuto il giusto tributo da chi lo ha conosciuto, lo ha apprezzato e lo ha amato come uomo, come persona, come familiare o amico. Alla fine e’ questo ció che conta! Chi sei stato e cosa hai fatto con e per le persone che sempre ti sono state vicine. Ieri ho assistito alla partita Olbia-Cassino con intensa emozione, poiché l’ultima partita a cui avevo assistito c’era in campo Ernesto che giocava con la sua maglia numero 5. È stata una bella partita, per me ricca di bei ricordi. Concludo facendo un augurio alla società Olbia Calcio di riportare il lustro alla nostra amata Olbia come era “ai vecchi tempi”, quei tempi in cui la maglia era importante e veniva onorata. Come ha sempre pensato e fatto Ernesto. Poi, caro Augusto, noi ci saluteremo fuori da un campo di calcio, in un contesto dove Ernesto è ricordato nel modo che tutti preferiamo.

Con affetto, Anna