“Gli occhi del mondo intero sono puntati su questa piazza”. Quante volte ce l’hanno ripetuto i cronisti accampati in Piazza San Pietro, durante il recente conclave. Certo fanno il loro mestiere, anche quando dicono cose banali e scontate. Si tratta di frasi innocenti, pur nella loro convenzionalità. Eppure hanno destato la mia curiosità e mi sono un po’ informato. Nel mondo ci sono più di 2 miliardi di musulmani e non credo che i loro media siano così interessati alle sorti di una Chiesa che, da loro, è percepita come nemica o quantomeno antagonista. In Asia vivono 4 miliardi di persone, in gran parte buddisti, induisti, agnostici o del tutto atei. Restano i paesi occidentali e parte (solo parte) di quelli africani e di quelli a latino-americani. Quindi, tirando le somme l’elezione del nuovo Papa interessa sola ad una parte minoritaria del nostro pianeta. Ma al di la della questione contingente (si tratta comunque delle elezioni di un leader, a capo di un’istituzione con interessi anche economici in tutto il mondo), il problema è che i nostri media hanno una visione che una volta si sarebbe detta eurocentrica, e che oggi più correttamente definirei occidente-centrica. Noi pensiamo di essere l’ombelico del mondo, per cui le cose che interessano a noi, dovrebbero interessare anche tutti gli altri abitanti della terra. In poche parole siamo abituati a giudicare tutto secondo la lente deformante della nostra visione del mondo. Non è un caso che i nostri giornalisti parlano di posizioni o decisioni della “comunità internazionale”, quando si tratta di illustrare l’atteggiamento o le scelte del mondo occidentale. Siamo sempre noi a decidere se un regime è democratico o autoritario, siamo noi a decretare se un’elezione, in qualsivoglia parte del mondo, sia legittima o meno, noi decidiamo chi sono i buoni e chi sono cattivi e, quando questi ultimi ci sfidano, ricorriamo alla forza delle armi, settore questo dove siamo ancora i più forti. Certo per almeno tutto il Novecento, l’Europa, gli Stati Uniti e qualche altro Paese industrializzato, erano veramente il centro dell’universo, producevano gran parte della ricchezza, e governavano mezzo mondo.
Ma oggi le cose stanno cambiando con velocità esponenziale. I Brics (acronimo di Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) rappresentano già il 30% del PIL internazionale e metà della popolazione mondiale, mentre una ventina di paesi importanti sono in lista d’attesa per entrarci. Ormai dall’Africa, dall’Asia, dall’America Latina arrivano segnali chiari di insofferenza rispetto a quello che era considerato il Primo mondo. Anche i nostri media dovrebbero rassegnarsi: noi restiamo importanti e decisivi per le sorti del mondo, ma non siamo più soli, non siamo più, come spesso dicono i nostri opinion makers, “la Comunità Internazionale” o “L’opinione pubblica mondiale”. Adesso ci sono altri importanti protagonisti sulla scena internazionale con le loro idee ed i loro progetti, spesso antitetici rispetto ai nostri, quindi smettiamola di fare i saccenti o gli arroganti. Cerchiamo di essere più umili e smettiamola di guardare sempre e solo il nostro ombelico.