Una volta gli italiani erano considerati dagli stranieri persone solari, simpatiche, socievoli e cordiali. Eppure alcuni sociologi e osservatori dei fenomeni sociali dipingono un panorama del tutto diverso: gli italiani sarebbero diventati rancorosi, pessimisti, litigiosi e talvolta aggressivi. Forse in parte è vero: basta andare sui social per vedere quanto veleno circola fra i frequentatori di questi strumenti di comunicazione; nel traffico banali battibecchi sfociano rapidamente in insulti sanguinosi ; persino sulle spiagge si assiste ad alterchi verbali per la conquista di un pezzetto di arenile. Certo anche in passato si poteva assistere a fenomeni del genere, ma la carica di litigiosità veniva in parte incanalata verso rivendicazioni collettive. Al contrario ciò che oggi sembra governare le relazioni sociali è l’individualismo più spinto. Ognuno è chiuso nella gabbia del proprio “io”, siamo diventati come dice qualche rapporto del Censis “una società di coriandoli”, piuttosto che di aggregazioni sociali. Di fronte al peggioramento delle condizioni di lavoro e la sostanziale perdita del potere di acquisto, succede talvolta che i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali litighino fra di loro invece che rivolgere la propria insoddisfazione verso i datori di lavoro. Chi non riesce a curarsi, invece di contestare le autorità preposte alla tutela della salute, cerca delle scorciatoie per ottenere quanto gli spetterebbe di diritto, intasando i Pronto Soccorso o aggredendo gli operatori sanitari. Chi non ottiene risposte dal sistema giudiziario, sempre più spesso sogna di farsi giustizia da solo o almeno giustifica coloro che lo fanno. Insomma, poiché non nutriamo più molta fiducia nelle istituzioni e ci sentiamo impotenti e incapaci di risolvere collettivamente i nostri problemi, ci rifugiamo nell’individualismo più sfrenato e diventiamo poco affabili, poco disponibili, spesso scontrosi, e talvolta persino irascibili. E non con chi è causa dei nostri problemi, ma verso tutti gli altri, verso tutti coloro che non fanno parte del nostro ristretto gruppo di amici e familiari. Forse non pensava solo alle guerre il nuovo papa, quando rivolgeva a tutti l’augurio: “La pace sia con tutti voi”.