«Il cuore della Chiesa è straziato per le grida che si levano dai luoghi di guerra, in particolare dall’Ucraina, dall’Iran, da Israele, da Gaza». Così Leone XIV, il 18 giugno, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana, ha lanciato un forte appello per la pace.«Non dobbiamo abituarci alla guerra, anzi bisogna respingere come una tentazione il fascino degli armamenti potenti e sofisticati» – ha aggiunto – ricordando che «poiché nella guerra odierna si fa uso di armi scientifiche di ogni genere, la sua atrocità minaccia di condurre i combattenti a una barbarie di gran lunga superiore a quella dei tempi passati». Il Pontefice ha quindi ribadito: «In nome della dignità umana e del diritto internazionale, ripeto ai responsabili ciò che soleva dire Papa Francesco: la guerra è sempre una sconfitta. E con Pio XII: nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra».
Il richiamo costante del Papa
Nelle settimane successive a quell’appello, il Papa non ha smesso di tornare sull’argomento: ha più volte invocato il cessate il fuoco e invitato i capi delle nazioni a sedersi a un tavolo di negoziati. Ancora ieri, dopo la preghiera dell’Angelus, è tornato a implorare la pace per l’Ucraina: «Purtroppo, la guerra in Ucraina continua a seminare morte e distruzione. Anche in questi giorni i bombardamenti hanno colpito diverse città, compresa la capitale Kyiv, causando numerose vittime. Rinnovo la mia vicinanza al popolo ucraino e a tutte le famiglie ferite. Invito tutti a non ceder e all’indifferenza, ma a farsi prossimi con la preghiera e con gesti concreti di carità. Ribadisco con forza il mio pressante appello per un cessate il fuoco immediato e per un serio impegno nel dialogo. È tempo che i responsabili rinuncino alla logica delle armi e imbocchino la via del negoziato e della pace, con il sostegno della comunità internazionale. La voce delle armi deve tacere, mentre deve alzarsi la voce della fraternità e della giustizia» (31 agosto 2025). Appelli simili sono stati rivolti più volte anche per Israele e la Palestina.

Le guerre e le loro conseguenze
Questi conflitti stanno riducendo popolazioni già povere nella miseria, arricchendo solo i Paesi produttori di armi. La Chiesa, ha ricordato Leone XIV, è una “casa della misericordia”, luogo in cui il Signore guarisce e dona speranza. «Non dobbiamo lasciare che queste situazioni ci facciano sentire bloccati o rassegnati. Spesso ciò che ci paralizza è la delusione: rischiamo di cadere nell’accidia, nella negligenza dell’agire, in un tedio che porta alla noia». Non possiamo ignorare «il grido dell’umanità» – in particolare quello della popolazione di Gaza – che invoca la pace. Le guerre in corso, ha ammonito il Papa, non risolveranno alcun problema, ma produrranno ferite ancora più profonde nella storia dei popoli, che impiegheranno generazioni a rimarginarsi.
Un invito alla responsabilità dei cristiani
Leone XIV ha quindi chiesto che in tutte le parrocchie si continui a pregare per la pace e che si celebrino Messe con questa intenzione. Ha esortato i laici – soprattutto coloro che operano nel sociale e nella politica – a «far sentire una voce evangelica». Ha inoltre invitato associazioni e movimenti ecclesiali a formare i loro aderenti a una vera cultura di pace, radicata nel Vangelo, e i laici ad assumersi responsabilità concrete nella società. «A tutti noi, donne e uomini credenti e di buona volontà, è chiesta la conversione del cuore e l’edificazione del Regno di Dio, regno di pace e di giustizia, tramite opere e prossimità verso chi vive situazioni di morte e di conflitto», ha detto il Pontefice.
Affidamento alla Vergine
Infine, richiamandosi alla festa della Beata Vergine Maria del Buon Cammino, celebrata a Tempio dal vescovo, ha offerto una prospettiva di speranza: «Questa festa ci indica l’orizzonte verso il quale siamo tutti incamminati: la Gerusalemme celeste, dove la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte si manifesta pienamente. A Lei, madre di speranza, affidiamo le nostre suppliche, chiedendole di portarle al Padre, affinché assista i bisognosi, purifichi il nostro cuore e ci dia la forza e il coraggio di essere sempre testimoni del Regno del Figlio suo Gesù Cristo, Principe della Pace (cf. Is 9,5)».


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