Manca poco ormai al battesimo dell’Olbia in Seconda Categoria. E – anche se pare tutto surreale – non sono pochi i sostenitori dei banchi che si devono abituare all’idea di andare a Monti per assistere ai match casalinghi e di programmare una serie di trasferte nei campi tutto sommato vicini in cui giocano le squadre del girone H. Ritorna dopo quasi trent’anni… l’obbligo di seguire le gare lontano dal glorioso “Bruno Nespoli”. E dunque tornano alla memoria tanti aneddoti sulle trasferte forzate, in seguito alla squalifica del campo fino al 31 dicembre 1998, causata da quell’Olbia-Trapani del 16 novembre 1997 diretta dall’arbitro Alario di Civitavecchia, con tanto di invasione, qualche schiaffo, e inibizioni a dirigenti vari, compreso l’allora medico sociale dell’Olbia Settimo Nizzi.

Ce n’è uno che proprio oggi è stato rievocato, risalente all’11 aprile 1998. Siamo a Berchidda, e il calendario propone un match da non perdere: Olbia-Catania, finita poi 0-0. Spalti gremiti, ovviamente. Allora, quello che oggi si chiama “terzo tempo” (uno spuntino post gara con tutti i calciatori, dirigenti, amici), non esisteva o non veniva definito in questo modo. Tra Olbia e Berchidda c’è sempre stato molto feeling, e l’ospitalità dei berchiddesi è sempre stata proverbiale. Due olbiesi – Nino Deiana “Cannone” e un altro che non nominiamo in mancanza del suo permesso – arrivano con largo anticipo e danno retta a un amico, quel Piero Delrio che vanta un trascorso nelle giovanili dell’Olbia insieme con l’ex sindaco e senatore di Olbia Mario Cocciu: “Lasciate l’auto qui davanti a casa – suggerisce Delrio – al campo andiamo a piedi”. Detto fatto, la partita finisce attorno alle 22,30 i tre si dirigono verso l’abitazione di Delrio per riprendersi la macchina e tornare a Olbia. Ma all’invito “a prendere qualcosa” non si può dire di no. E così, bicchiere dopo bicchiere, tra una fetta di salsiccia e un pezzetto di formaggio, la riunione conviviale va per le lunghe. Piero Delrio è un uomo buono, e non dà mai l’impressione di voler interrompere il rito dello stare assieme e di far festa in allegria senza guardare l’orologio. Insomma, con un tasso alcolico non proprio ai minimi, si fanno le 6 del mattino. Giunti alla diramazione per Olbia, ecco un posto di blocco dei carabinieri. L’alt arriva puntuale. I documenti sono ok. Però una domanda è d’obbligo: “Vediamo che siete di Olbia – argomentano i militari – e supponiamo che stiate tornando a casa. Come mai a quest’ora?”. La risposta, in un nanosecondo, senza incespicare sulle parole da usare per essere convincenti e non incorrere in altri controlli sull’opportunità di guidare in quelle condizioni per 40 chilmetri. “Sa, c’era la partita dell’Olbia – rispondono all’unisono i due, quasi si fossero messi d’accordo”. E il capopattuglia dei carabinieri: “Beh, ma ora sono le sei del mattino, e la partita è finita da un pezzo…”. E la “strana coppia”, ancora una volta all’unisono, con la genialità che solo i comici naturali sanno regalare: “Già, ma c’erano i supplementari…”. Per un quarto d’ora, risate a profusione. Civili e militari.