Omar Chessa è il nuovo rettore dell’università di Sassari. È stato eletto al ballottaggio con 364 voti; lo sconfitto è Francesco Morandi, l’ex assessore regionale al Turismo nella giunta guidata da Francesco Pigliaru, che ha raccolto 312 preferenze. Succede a Gavino Mariotti, e resterà in carica per sei anni. Anche se il suo ruolo diventerà operativo l’8 dicembre, Chessa, subito dopo i (misurati) festeggiamenti non si è sottratto alle domande dei cronisti su quel che intende fare dell’ateneo turritano, a partire dalle priorità del suo mandato. Al primo posto c’è la esigenza “improrogabile e indifferibile di intervenire sui numerosi ricercatori che aspettano non tanto una stabilizzazione, ma un concorso che li faccia diventare professori universitari”. Il neo rettore è stato molto chiaro anche nel rispondere alle sollecitazioni sui recenti interventi a favore di Olbia, sostenuti palesemente dal suo precedessore, amico personale del presidente del Consorzio Uni Olbia Aldo Carta (che è anche direttore del Cipnes Gallura), e del sindaco Settimo Nizzi. Il patto d’acciaio esistente tra i tre ha trovato nel vicepresidente della Regione Giuseppe Meloni un poderoso sostegno: la Regione infatti ha finanziato con 45 milioni in tre anni il Dipartimento per l’Innovazione che avrà sede a Olbia, con un’offerta formativa che prevede un corso triennale e tre lauree magistrali. “È una scelta che andrà ripensata” ha precisato Omar Chessa, il quale a suo tempo aveva espresso molte perplessità sulla eccessiva “generosità” nei confronti della città gallurese con Sergio Uzzau (un altro candidato alla carica di rettore) su questo progetto.

I risvolti politici

Ora, a prescindere da chi cercherà (se non lo ha già fatto) di gettare acqua sul fuoco e di non perdersi d’animo per le successive fasi operative del finanziamento, non possono passare inosservati il significato e le conseguenze di quanto affermato dal rettore. Come vedremo più avanti, Omar Chessa è molto vicino al Pd e, avendo “salvato” dalla decadenza Alessandra Todde può contare sul sostegno della maggioranza di governo oltre che dello stesso Movimento 5 Stelle. Del governo regionale però fa parte a pieno titolo, con un notevole peso specifico, proprio quel Giuseppe Meloni che non ha pai perso occasione di schierarsi al fianco del potentissimo asse olbiese Nizzi-Carta, con la speranza che tutto questo supporto (non il solo) gli ritorni in fatto di consensi elettorali nell’eventualità (siamo sempre nel campo delle ipotesi perché solo lui sa come andrà a finire) che possa decidere di candidarsi alle comunali di Olbia del 2027 proprio per impedire al sindaco uscente il ritorno nel palazzo umbertino che frequenta da primo cittadino di Olbia da qualcosa come un ventennio. Non è ininfluente ricordare poi che Nizzi e Meloni a suo tempo sono stati gli artefici di quel fulgido esempio di consociativismo che ha portato all’elezione (si fa per dire) del consiglio provinciale della Gallura (presieduto da Settimo Nizzi) nel quale maggioranza e opposizione (si fa ancora per dire) stanno dalla stessa parte. Un pasticcio che deriva dalla presentazione di un’unica lista.

La corrente Cabras

Se vogliamo aggiungere un altro elemento, va ricordato che Chessa ha sicuramente un eccellente rapporto con Giacomo Spissu, presidente della Fondazione di Sardegna dal 2022 e fa parte del Comitato d’indirizzo dello stesso ente. Guardacaso, Spissu e Giuseppe Meloni appartengono all’area che fa capo ad Antonello Cabras, che ha guidato la Fondazione per 9 anni, uno dei politici più importanti della Sardegna. E a Olbia, la corrente di Cabras può contare su una forza non banale, grazie anche all’ex assessore regionale Nardino Degortes, molto legato alla sua città, strenuo difensore delle sue prerogative. Vuoi vedere che spetterà proprio a Cabras – intelligenza rara e abilità consumata nel dirimere le controversie più complicate – mettere a disposizione degli (eventuali) contendenti le sue note qualità di equilibrio, alle quali il Pd dovrà ricorrere anche per dipanare altre matasse (candidature al Parlamento, alla guida della giunta regionale prossima futura e alla stessa scelta della candidatura a sindaco di Olbia, in contrapposizione a Settimo Nizzi).

I festeggiamenti dopo l’elezione a rettore di Omar Chesa

Chi è il rettore

Sassarese, classe 1970, papà da un annetto, una passione per la musica (suona il sax), professore ordinario dal 2006, insegna Diritto costituzionale e Giustizia costituzionale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Ateneo turritano. In passato ha ricoperto le cariche di prorettore vicario e prorettore delegato agli affari legali, all’innovazione regolamentare e alla trasparenza. Inoltre, coordina il Dottorato in Scienze giuridiche dell’Ateneo. Il professor Chessa, in qualità di stimato costituzionalista, ha assunto la difesa della Regione davanti alla Corte Costituzionale nel delicato contenzioso legato al rischio di decadenza della governatrice. La controversia era nata da un’ordinanza del collegio regionale di garanzia elettorale che ipotizzava la decadenza di Alessandra Todde dalla carica di Presidente per presunte violazioni legate alle spese della campagna elettorale. Omar Chessa (insieme al collega Antonio Saitta) era stato incaricato dalla Regione di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta. La tesi difensiva sosteneva che l’atto che imponeva la decadenza fosse gravemente lesivo delle prerogative e del funzionamento democratico degli organi regionali. La linea difensiva ha avuto successo. Con la Sentenza 148 del 2025 la Corte Costituzionale ha annullato gli effetti dell’atto di decadenza, stabilendo che gli organi di garanzia elettorale non hanno il potere di imporre la rimozione diretta del Presidente della Regione, salvaguardando così il mandato di Alessandra Todde. Oltre a questo caso la giunta regionale si è affidata a Chessa per predisporre il ricorso sardo contro la legge sull’autonomia differenziata.