È polemica aperta tra la maggioranza che governa Tempio e che fa capo al sindaco Gianna Masu, e tre consiglieri di “Tempio Tradizione e futuro” (l’ex sindaco Gianni Addis, e gli ex assessori Anna Paola Aisoni e Paolo Cossu), dopo l’annuncio dell’accordo tra il Comune e Us Tempio sull’utilizzo dello stadio Nino Manconi. “È stata firmata – si legge in una nota diffusa dell’amministrazione – la convenzione che consentirà alla società di disputare nello storico impianto cittadino le gare interne del campionato di Eccellenza, oltre agli allenamenti. L’accordo sarà valido fino al 30 giugno 2027. Si chiude così la vertenza sull’utilizzo dello stadio, che potrà tornare ad accogliere giocatori e tifosi, restituendo al Tempio la possibilità di giocare davanti al proprio pubblico”. La convenzione stabilisce orari, costi, responsabilità e modalità di utilizzo dell’impianto.
“L’U.S. Tempio – prosegue il comunicsato – sarà responsabile della corretta gestione degli spazi durante le ore assegnate e dovrà occuparsi della pulizia e della sanificazione di spogliatoi, locali, tribune, gradinate e servizi. Alla società spetterà inoltre la manutenzione ordinaria prevista dal regolamento comunale e la segnalazione di eventuali danni o malfunzionamenti. Il Comune manterrà invece a proprio carico la manutenzione ordinaria del terreno di gioco, compresa la tracciatura delle linee. L’accordo consente dunque all’U.S. Tempio di affrontare l’intera stagione di Eccellenza nella propria casa, nel rispetto delle norme di sicurezza, dei regolamenti comunali e delle disposizioni della federazione”.
La replica dei tre esponenti della minoranza non si è fatta attendere. “Non c’era alcun bisogno sostengono – di arrecare al Tempio e ai suoi tifosi disagi così pesanti e danni economici evidenti, a partire dalle spese per i ritiri fuori sede fino al blocco della campagna abbonamenti e delle sponsorizzazioni allo stadio. L’incertezza prolungata causata dall’amministrazione ha costretto il club ad allestire una squadra all’ultimo minuto. In questo contesto di totale emergenza e di assoluto disinteresse dell’amministrazione – si legge in un post apparso sui social- , la dirigenza e lo staff tecnico hanno compiuto un vero miracolo, garantendo comunque prestazioni dignitose sul campo e onorando gli impegni. Resta l’amarezza per i tifosi, costretti a girovagare per gli stadi del nord Sardegna, e per un danno d’immagine incalcolabile. Senza l’ultimatum della Federazione, che ha imposto di giocare esclusivamente a Tempio, chissà quanto ancora si sarebbe dovuto lottare per vedere riconosciuto un sacrosanto diritto. Davanti a tutto questo, i toni trionfalistici dell’amministrazione sono fuori luogo: si dovrebbe provare solo vergogna. Non si era mai toccato un punto così basso, nemmeno quando il club era gestito da figure che ne hanno causato il fallimento. Il Tempio del presidente Sechi ha sempre onorato la propria storia, guadagnandosi il rispetto assoluto nel panorama calcistico sardo e dei vertici federali. Questa non è una vittoria della giunta ma l’ennesima marcia indietro su un problema creato dall’amministrazione stessa e lasciato stagnare per due mesi nel momento cruciale della stagione. L’inerzia si è sbloccata solo grazie alla protesta dei tifosi , al Consiglio comunale straordinario richiesto dalle opposizioni (“Tempio, Tradizione e Futuro” e “Tempio Ritorna Città”) e alla determinazione del Presidente Sechi. Si è perso tempo prezioso, ma fortunatamente la testardaggine, la protervia e l’improvvisazione hanno ceduto il passo al buon senso (obtorto collo)”.

