Un impegno professionale durato quasi mezzo secolo. È stato sintetizzato così il lavoro condotto dal giornalista d’inchiesta nuorese Piero Mannironi: prima all’Unione Sarda, poi alla Nuova Sardegna e per servizi destinati ad altre testate del gruppo Caracciolo-Espresso. Se n’è parlato venerdì 6 novembre a Sassari in un convegno dal titolo “Per non dimenticare: una vita da inviato speciale”. Incontro organizzato nella sede di Sinistra Futura dalla Scuola di cultura “Joyce Lussu”: per non scordare, appunto, l’attività di un autore che è stato a lungo presidente dell’Assostampa Sarda e negli ultimi anni aveva condensato sotto forma di racconti una parte dei suoi reportage in un libro dal titolo “Anime maledette” edito dal Maestrale. Con i giornalisti Ottavio Olita, Pier Giorgio Pinna, Giovanni Gelsomino, c’erano amici, conoscenti, ex giovani del collettivo di uniss nel formidabile post Sessantotto, altri colleghi, parenti, lettori. Un folto pubblico che ha gremito la sala per le due ore della serata, in collegamento streaming con la pagina Fb della libreria Koinè gestita da Aldo Addis a Sassari.
Grande attenzione a ogni passaggio del ricordo, organizzato proprio nel giorno del 73esimo compleanno di Mannironi, scomparso il 17 febbraio 2021 all’età di 67 anni. Erano attesi gli interventi personali di chi ha stimato Piero. Le aspettative non sono andate deluse.

Tanti hanno voluto prendere la parola dopo il saluto flash per Sinistra Futura di Leo Meazza e la relazione di Olita, presidente regionale della “Joyce Lussu”. Quest’ultimo ha sottolineato come oggi ci sia assoluto bisogno degli esempi di grandi reporter come Mannironi. Soprattutto per riscontri in grado di dar conto della realtà con verifiche concrete, oltre che per arrestare la deriva di propaganda e distorsioni in troppi settori del mondo odierno dell’informazione. “L’importanza e il ruolo della memoria” sono stati messi in luce da Gelsomino, che dirige l’Almanacco gallurese. Nell’ultimo numero in edicola c’è un ritratto dell’inviato speciale, assieme a tante figure femminili che hanno fatto la storia della Sardegna. Nell’attacco dell’articolo, a firma di Pier Giorgio Pinna, si può leggere così: “Mannironi è stato tenace e aperto al mondo; nella lunga carriera ha raccontato con sensibilità spaccati di umanità ai margini, fragilità sociali, risvolti oscuri di vicende complicate, depistaggi di servizi segreti, rebus spesso insoluti. Con una cura che l’ha portato a descrivere una quantità di battaglie civili. Proteste popolari in difesa dell’ambiente. Lotte per la sicurezza sanitaria. Episodi di banditismo e criminalità. Nuove faide, antiche disamistades, aspetti inediti di cronaca nera e giudiziaria. Traffici d’armi e inquinamenti da poligoni e basi militari. Così come filoni d’indagini dai destini incrociati tra Bastia a Bonifacio, da Corte alle pendici del Monte Cinto, sin poi a ridiscendere fino alla Maddalena, al Limbara, al Supramonte di Orgosolo, all’Ogliastra, al Sarrabus”.
Note di ricordo sono state inviate (e lette) dal naturalista Domenico Ruju, dalla presidente dell’Istituto per la storia della Resistenza di Nuoro, Marina Moncelsi, e dall’ex poligrafico della “Nuova” Gianni Usai, che ha curato la rielaborazione dei video proiettati in sala. Prima dei ringraziamenti finali ai promotori della serata fatti a nome della famiglia dalla moglie dell’inviato, la giornalista Daniela Scano, anche lei in servizio per decenni nello storico quotidiano sassarese, si sono susseguiti numerosi altri interventi. Il primo dell’avvocato Angelo Merlini: “Potrei citare decine di casi nei quali Piero ha svolto il suo lavoro con capacità straordinarie: parlerò solo dello scoop per l’intervista di due pagine a un latitante per il sequestro Schild fatta poco prima della costituzione”. Il secondo a intervenire è stato il collega Gianni Garrucciu, che ha rammentato come un posto speciale tra i grandi del giornalismo sia stato riservato a Piero nelle manifestazioni del premio Castelsardo. Mentre l’ex dirigente sindacale Tore Corveddu (come Olita di Sinistra Futura) si è soffermato sulle delicatissime relazioni alla base d’intrecci ad alto rischio nei poli chimici, canali seguiti da Mannironi nel centro Sardegna. L’ex correttore di bozze della “Nuova” Bruno Deffenu ha ricordato le inchieste documentatissime in Corsica. A chiudere l’amarcord sulle note dei tanti servizi d’interesse sociale, un altro giornalista ancora del quotidiano sassarese, Pierluigi Rubattu: “È stato il mio maestro e in assoluto un maestro per moltissimi nell’isola”.


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