L’inferno ha come sfondo lo stadio di Pontedera, e il faccione triste di Guido Surace. Bastano trenta secondi, al presidente dell’Olbia, per esprimere due semplici concetti e un annuncio: 1) la squadra, dopo il 2-2 di Pontedera (gol di Fabbri e Catania) è matematicamente retrocessa in serie D, dopo aver militato per otto anni consecutivi in LegaPro; 2) la società valuterà se e in quale modo sarà possibile sperare (solo questo verbo può essere adatto alla circostanza) in un ripescaggio tra i professionisti; 3) entro qualche giorno la nuova dirigenza, attraverso un’apposita conferenza stampa (che in ogni caso doveva tenersi la scorsa settimana), annuncerà i suoi programmi nel caso in cui il destino dell’Olbia fosse definitivamente segnato con il mesto ritorno tra i dilettanti.
Questo il laconico discorso di Surace, che sta facendo l’impossibile per cercare di tenere a galla la barca, nonostante questa faccia acqua un po’ da tutte le parti. Al manager elvetico va dato atto che ci sta mettendo la faccia, nonostante le pesanti tegole che stanno venendo giù dopo il passaggio di proprietà tra la dirigenza guidata da Alessandro Marino e la Swiss Pro. L’ultimo ostacolo in ordine di tempo è stato superato con ettolitri di sudore impiegati dai dirigenti svizzeri. I dipendenti del club sono stati pagati: se questo impegno non fosse stato onorato, l’Olbia sarebbe stata immediatamente penalizzata in classifica (!) e questo fatto avrebbe definitivamente compromesso la speranza di essere ripescati o riammessi (non è la stessa cosa: la differenza sta nei denari che debbono essere messi a correre). Ma all’orizzonte, le condizioni meteo non sono favorevoli a una navigazione tranquilla. La Swiss Pro è chiamata a esborsi futuri, se non vuol perdere capra e cavoli, dopo aver sborsato 1,4 milioni di euro, e a questo punto bisognerà che tutta la verità sia messa sul tavolo. Con questi chiari di luna, non è improbabile il ricorso alle carte bollate, il cui utilizzo è evocato da tempo. Dopo la conferenza “rose e fiori” svoltasi all’aeroporto civile di Olbia, e qualche complimento buttato qui e lì tra dirigenti vecchi e nuovi, sono volati gli stracci. Gli svizzeri oggi vedono Marino come il fumo negli occhi, e l’ex presidente ha scelto la via del silenzio, dopo le bordate dei nuovi proprietari. Alla base della mancata intesa tra le due parti, secondo una voce molto accreditata e vicina allo stesso Marino, ci sarebbe un fondo straniero che avrebbe fatto da garante dell’operazione a favore degli svizzeri e ora – senza che se ne conosca la ragione – questo fondo non sarebbe più disponibile. Questo fatto avrebbe colto nettamente di sorpresa la Swiss Pro, che ha dovuto far fronte per conto proprio alle incombenze finanziarie legate alle gestione del club.
Insomma, bisogna che la verità venga a galla al più presto perché – come abbiamo sostenuto anche in altre occasioni – un retrocessione può anche essere accettata (in oltre 100 anni di storia, all’Olbia è già capitato di sprofondare per poi risalire in C), ma la dignità va fatta salva. Perché questa va a incidere negativamente sulla città. Su tutta la comunità olbiese, anche quella larga parte che non segue la squadra dagli spalti del Nespoli.

