Elio Pintus se n’è andato. Non tornerà più. Che la terra sia lieve a quest’uomo buono, un signore d’altri tempi, un altro pezzo di Olbia volato via in silenzio, senza clamori, a settantun anni.

Non stava bene, negli ultimi tempi. Non lo si vedeva più come una volta. Peccato, perché conversare con lui era sempre stimolante, era un piacere. Chi scrive, lo ha conosciuto Presidente (dell’Olbia, anzi dell’US Olbia) e lo ha sempre chiamato Presidente, dandogli un Lei mai richiesto, spontaneo. Elio rispondeva con lo stesso Lei (chiamando per nome), ma senza mai sembrarun mi disse tanti anni fa mentre osservava una partita a biliardo in un bar del centro -, Olbia è una città aperta, generosa, gaudente, non classista. Nessuno fa pesare i soldi che ha in tasca: e cosi càpita che uno che passa per ricco giochi a boccette con chi ricco non è».

Già, Elio Pintus passava per ricco. Ma non l’ha mai fatto pesare a nessuno. Andava fiero, senza ostentarlo, del fatto che un intero quartiere fosse stato identificato con il suo cognome, ‘zona Pintus” si diceva. E si dice ancora.

Sarà un modo per ricordarlo, anche questo. Per ricordare un uomo che se l’è goduta, la vita. Ha venduto ettari ed ettari di terra per finanziare la sua smisurata gioia di viverla con intensità. Non speculava, sui metri quadrati. Con lui ci si aggiustava sempre perché s’inteneriva con facilità. La leggenda (ma è la verità) narra che in molti hanno approfittato della sua bontà, al punto che il terreno non gliel’hanno neanche pagato: un acconto, e poi nulla.

I denari, li spendeva. Per qualcuno li sperperava. L’importante era vivere. Per quasi vent’anni ha guidato l’Olbia, la società di calcio, diventando il simbolo di un mecenate fatto in casa, pronto a lottare anche contro i titani della serie C. Solo, quasi sempre solo, quando ha affondato la testa nel pallone.

Ha fatto politica, da democristiano. Ha fatto l’assessore. Allo sport, ovviamente. Era un cacciatore. Gli piaceva la campagna, gli piaceva sparare, un modo per stare in compagnia, per ritrovarsi la sera, al bar. Un cacciatore si, anche di emozioni.

L’auto, un’altra passionaccia. Sapeva guidare come pochi. «Vede – mi disse un’altra volta -, quando si corre, non bisogna pensare al peggio, ma alla via di fuga in caso d’incidente». Generazioni di olbiesi hanno conosciuto, amato, criticato, ammirato questo straordinario testimone di un’Olbia che, come lui, non tornerà più.

Addio, Presidente. Anzi, me lo conceda una volta e basta: addio, Elio. (a.di.)