Sulla ricorrenza del Primo Maggio abbiamo ricevuto altri due contributi originali . Ecco il primo
Il “papiro dello sciopero”, i diritti dei lavoratori oggi e ieri
La Costituzione italiana prevede che il lavoro debba essere per i cittadini “un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”. Inoltre l’Art. 34 definisce in modo più puntuale i diritti del cittadino – lavoratore: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.
La voce dei lavoratori, nel caso in cui tali principi non vengano rispettati, può essere espressa attraverso il diritto di sciopero, naturalmente regolato dalla legge con diversi provvedimenti.
Ma nell’antichità esisteva la possibilità da parte dei lavoratori di esprimere il proprio dissenso?
Ebbene sì. Al Museo Egizio di Torino è conservato un documento di eccezionale importanza che attesta il primo sciopero conosciuto della storia dell’umanità. Il testo, redatto su papiro da uno scriba, risale al tempo del faraone Ramesse III (1187-1157 a.C.) ed è stato rinvenuto nel 1880 presso il villaggio di Deir-el-Medina. Vi si narra, con dovizia di particolari, di una serie di proteste di alcuni operai, a cui non venivano corrisposte regolarmente le razioni alimentari che spettavano loro come paga per il lavoro svolto nella Valle dei Re durante la costruzione della tomba del faraone in carica.
Gli scioperanti, come ci informano altri documenti dell’epoca, avevano diritto a turni di riposo e al godimento delle festività religiose. Solitamente il potere politico li rispettava, consapevole che gli addetti alle necropoli reali erano artigiani specializzati indispensabili per la rappresentazione pubblica ed eterna che il faraone voleva dare di sé.
In alcuni passi del documento si legge: <<Anno 29, secondo mese della stagione dell’inondazione, giorno 10. In questo giorno la squadra ha passato i cinque posti di controllo della necropoli: dicendo: “Abbiamo fame! Sono già trascorsi 18 giorni in questo mese”. E [gli uomini] andarono a sedersi nel retro del tempio funerario di Thutmosi III >> (AA.VV. Guida al Museo Egizio, Fondazione Museo delle Antichità Egizie, Torino 2015)
Gli operai dovettero dunque dare vita a un vero e proprio sit-in, come nelle attuali manifestazioni di protesta. E come avviene nelle moderne trattative sindacali si alternavano momenti di tensione e di conciliazione, durante i quali i funzionari imperiali cercavano di riportare la calma.
Che cosa chiedevano i lavoratori?
<< Se siamo arrivati a tanto, è stato a causa della fame e della sete. Non ci sono abiti, né unguenti, né pesce, né verdura. Scrivete al faraone […] riguardo alle nostre parole […] perché ci siano date le provvigioni >> (AA.VV. Guida al Museo Egizio, Fondazione Museo delle Antichità Egizie, Torino 2015)
Buon Primo Maggio a tutti

