Se n’è andato in silenzio, un altro pezzo pregiato dell’Olbia, una persona perbene innanzitutto, un calciatore che dava del tu al pallone e sapeva vivere in mezzo alla gente, facendosi voler bene per il suo carattere bonario, ironico, sensibile alla battuta. Appena la notizia dell’ultimo viaggio di Enrico Favilli da San Vincenzo (Livorno) si è sparsa a Olbia, il suo ricordo come centrocampista dai piedi buoni (cinque campionati con la maglia bianca negli anni ’60) e come tecnico (6 gennaio 1999), protagonista anche di due stagioni a Calangianus, è riaffiorato subito. I suoi amici lo sentivano ogni tanto al telefono, soprattutto quando lui e la sua famiglia commentavano su Facebook la miriade di “spuntini” organizzati dall’ex presidente dell’Olbia Francesco Sotgiu, che aveva tenuto i rapporti più stretti con lui. “Non stava bene da un po’ – commenta Sotgiu, addolorato -, ma si emozionava molto quando vedeva i filmati delle nostre riunioni… enogastronomiche, e sentiva le note di qualche brano in dialetto gallurese. Gli tornava il sorriso, mi ha sempre detto la moglie. Ci mancheranno la sua verve, e il suo sorriso perenne”.
Enrico Favilli sbarcò a Olbia grazie all’amicizia con Bruno Selleri (scomparso il 20 luglio 1997), con il quale avevano giocato assieme. Militarono in quell’Olbia guidata da Palleddu Degortes, di cui faceva parte integrante il bomber Benvenuto Ugo Misani e l’estroso Mauro Guarducci, oltre a una nidiata di giovani calciatori ai quali loro – i più esperti – facevano da chioccia. Favilli, soprattutto grazie ai rapporti costanti con Sotgiu, riapparve il giorno dell’Epifania del 1999. quando l’Olbia aveva appena scontato la maxi squalifica inflittale dalla Lega per l’invasione di campo (con annessa… lezione all’arbitro Dario Alario, un medico trentunenne di Civitavecchia) del 16 novembre 1997 (Olbia-Trapani), che costò pesanti squalifiche ai dirigenti dell’epoca (5 anni al patron Mauro Putzu). Quei tredici mesi di esilio forzato dal “Nespoli” (i bianchi peregrinarono nei campi di Luras, Berchidda, Valledoria, Porto Torres, Arzachena, Ozieri) sono ancora vividi nella mente di chi ha assistito a quella partita e a chi ha solo sentito parlare di quell’unico atto di violenza compiuto dal pubblico olbiese in oltre cento anni di storia. Ecco, Enrico Favilli sbarcò nella città gallurese, che sentiva “sua” molto più di altri calciatori transitati da queste parti, agli inizi del 1999 e il 6 gennaio esordì in panchina: lui aveva preso il posto di Attilio Sorbi, che si era dimesso poco prima di Natale. I cinqe punti di penalizzazione alla squadra, successivi all’invasione di campo, furono un fardello assai pesante e l’Olbia conobbe l’amarezza della retrocessione. Per amore di verità, l’esperienza di Enrico Favilli nella panchina del club gallurese non fu fortunatissima, ma il tecnico toscano – dimostrando tutta la sua serietà – alzò la mano e ammise di non poter continuare. Da anni, come si diceva, non stava benissimo anche se, in diverse occasioni, aveva espresso il forte desiderio di tornare in una città che ha amato molto. Peccato, non ce l’ha fatta, ma ci ha sperato fino all’ultimo. Ciao Enrico.
