Un incontro di colori, suoni, sorrisi, emozioni, per concludere un anno di lavoro intenso e
stimolante. Si è concluso, con una cerimonia svoltasi nella sede sociale del Labint di Olbia,
il laboratorio d’italiano rivolto agli stranieri che quest’anno si è rivelato molto partecipato, ricco di contenuti e fruttuoso per chi ha partecipato.
In una sala stracolma di studenti (sono arrivati anche dai paesi limitrofi per i ritirare gli
attestati di frequenza), insieme ad amici e familiari, tutti hanno condiviso la gioia di ritrovarsi a festeggiare come una grande famiglia. Così l’ha definita lo storico fondatore Tonino Cau , sottolineando che si impara la lingua italiana ma tutti (direttivo, docenti e gli altri volontari) hanno anche imparato a stare insieme, a vivere insieme sentendosi parte di un grande comunità. Dopo i saluti di rito di Tonino Cau, ha preso la parola la presidente, che da quest’anno ha sostituito Aly Cisse, Diana Toska, la quale ha ricordato che anche lei è
un’immigrata e che è stata accolta dal grande cuore di Olbia. Su invito dell’associazione, ha dato la propria disponibilità la Giuseppina Biosa, funzionario del Comune di Olbia nel settore Politiche Sociali, la quale ha sottolineato che “il Labint è una realtà importante non solo sul territorio di Olbia ma su quello di tutta la Gallura”. Infatti i corsisti provengono da numerosi centri della Gallura come Arzachena, Aggius, San Teodoro, Monte Pinu, Telti. È poi intervenuta la professoressa Pina Contis, che è stata una risorsa preziosa per quanto riguarda l’aspetto burocratico e ha presentato dei dati veramente importanti, che andrebbero approfonditi.
Gli iscritti provenivano da questi Continenti: AFRICA, ASIA, UNIONE EUROPEA, EUROPA ORIENTALE, SUD AMERICA, NORD AMERICA, AMERICA CENTRALE. Il totale degli iscritti è 243, in rappresentanza di 33 Nazioni; l’Africa che ha avuto il maggior numero di partecipanti a questa esperienza. Le classi attivate sono state 7, con due docenti per classe spesso insufficienti per il numero molto elevato di studenti (25) e i livelli di partenza molto differenti.
Si è quindi passati alla consegna degli attestati, ai ringraziamenti all’assistente della
scuola, la preziosa signora Tomasina, preziosa collaboratrice nell’accoglienza, al preside Gigi Antolini, assente per altri impegni pregressi: senza la sua disponibilità nel concedere i
locali, con il supporto della segreteria, non sarebbe stato possibile raggiungere questo
obiettivo di integrazione sociale. Si è arrivati quindi all’aspetto conviviale, col cibo preparato
dai corsisti, con piatti caratteristici dei propri paesi, e dai docenti. Tutti gli insegnanti (volontari), nel loro intervento, hanno sottolineato, il ruolo fondamentale di questa esperienza non solo per gli immigrati, ma per il territorio: “Sarebbe auspicabile che possa continuare a ripetersi e che possa aver il sostegno delle istituzioni per quanto riguarda l’utilizzo degli spazi necessari”.
E’ stato ricordato che c’è sempre bisogno di risorse umane per l’insegnamento perché i
numeri degli iscritti aumentano di anno in anno e i docenti sono veramente pochi. Questi ultimi sono soprattutto persone che hanno ritagliato uno spazio importante e spesso
impegnativo, all’interno della propria vita professionale e familiare; alcuni hanno affrontato
anche il viaggio per raggiungere la sede della scuola.
Un pensiero di uno studente che dovrà ritornare nel proprio paese. “Grazie, care compagne di corso, e alle insegnanti per queste due sere settimanali. Mi è piaciuto il fatto che siamo venuti da posti diversi nel mondo per incontrarci in questa classe. Sono rimasto davvero colpito da tutti noi, che stavamo imparando insieme. Quest’aula era un luogo di rispetto in un mondo che ha bisogno di rispetto. Vi amo tutti per questo”. Per chi resta, il Labint c’è.

