Il primo a meravigliarsi è lui, Silvio Pippobello, ingegnere, nuorese, amministratore delegato della Geasar, la società di gestione dell’aeroporto Olbia Costa Smeralda. “Nel mese di maggio 2024 – ha annunciato il manager in un convegno organizzato dalla Nuova Sardegna nei locali dell’UniOlbia (ex Expo) – , l’aeroporto di Olbia ha avuto, in alcuni giorni, un aumento di passeggeri anche del 50% rispetto allo stesso mese del 2023: qualcosa che non avevo mai visto prima d’ora”.

Sempre a proposito di cifre, la società di gestione segnala che dal primo gennaio al 23 maggio scorso, i passeggeri sono aumentati del 38%. In particolare, l’incremento dei passeggeri internazionali (40%) è stato più alto di quelli nazionali (+36,8%). A maggio 2023, i passeggeri di Olbia erano stati 245.500. Tra gennaio e maggio 2023, siamo a quota 544.427. Silvio Pippobello ha inoltre spiegato che la tendenza ora si stabilizzerà nei mesi estivi a causa della saturazione dei mercati, ma ha sottolineato l’importanza, per il territorio della Sardegna, dello straordinario incremento nei mesi di spalla, come appunto è maggio. È il cosiddetto allungamento della stagione di cui si discute da molti decenni, per la quale non si trovano provvedimenti strategici. Quando la stagione si allunga, spesso le cifre del traffico non dipendono da un piano prestabilito, ma da altri fattori imputabili alla gesione delle stesse società che operano nel settore.

Durante l’incontro sulla presentazione del rapporto sulle mille imprese dell’isola da parte del quotidiano diretto da Giacomo Bedeschi – moderato da un giornalista dai toni spesso ruvidi e poco concilianti – l’amministratore delegato della Geasar (società al trentasettesimo posto della classifica, con un fatturato 2022 di circa 70milioni di euro, cui occorre aggiungere i rivali di Eccelsa pari a circa 10milioni ), ha parlato anche dell’aeroporto Riviera del Corallo di Alghero, sempre gestito dalla Sogeaal (entrambe le società sono controllate dal fondo F2i) – e dell’unione fra gli scali del nord Sardegna, e del preciso obiettivo di far sistema, dopo aver elencato gli effetti benefici derivanti dall’alleanza tra i due aeroporti, soprattutto in funzione dei rapporto con le compagnie aeree.

Un esempio pratico è quello di Ryanair, un vettore che non aveva mai operato all’aeroporto di Olbia, e che ora invece ha firmato un contratto di durata quinquennale (dieci le tratte coperte dalla low cost) i cui beneficiari saranno proprio tutt’e due gli scali della parte settentrionale dell’isola, non solo quello in cui la compagnia irlandese è arrivata per la prima volta.

È naturale che, nella riunione organizzata dal quotidiano della Sae, non sia emerso lo stato dell’arte della vicenda che riguarda l’intenzione del fondo F2i SGR (fondo italiano per le infrastrutture, con asset in gestione per 7 miliardi di euro) di accorpare anche l’aeroporto di Cagliari, per fare l’en plein. Accanto ai favorevoli all’operazione (per esempio, la Nuova Sardegna lo è, anche perché una parte delle quote societarie appartiene proprio al fondo citato, nel cui consiglio di amministrazione c’è l’ex presidente della Fondazione di Sardegna e attuale vicepresidente della Bper Antonello Cabras. Tra gli azionisti della Nuova c’è anche la stessa Fondazione (titolare del 21% delle quote del giornale) guidata oggi dall’ex presidente del consiglio regionale della Sardegna ed ex sindaco di Sassari Giacomo Spissu, accanto alla Depafin, una società che fa capo al costruttore e presidente della Camera di Commercio di Cagliari e Oristano Maurizio De Pascale. Non mancano però i contrari alla fusione degli aeroporti, in prima linea proprio il giornale concorrente della Nuova, e cioè L’Unione Sarda e tutto il gruppo che fa capo all’editore-costruttore Sergio Zuncheddu, i cui rapporti con De Pascale non sono esattamente idilliaci.

Sul tema, si attende di conoscere con esattezza qual è la posizione della maggioranza di governo che fa capo ad Alessandra Todde, ricordando che il suo predecessore Christian Solinas e l’allora assessore regionale ai Trasporti Antonio Moro erano nettamente contrari all’operazione che, a loro parere, estrometteva ingiustamente dalla partira proprio l’ente regionale.