Nomen omen. Se una nave è Pacifica, non ama rischiare. Soprattutto se i suoi 290 metri di lunghezza e le sue 1504 cabine corrono il pericolo di arenarsi sul fondo del… mar Burocratico. E così, per la seconda volta, il mezzo della Costa Crociere (con a bordo la popolazione di un paese (3500 passeggeri) ha rinunciato ad attraccare al porto di Olbia (a maggio era andato a Oristano) per via di una maledetta canaletta che, per questioni burocratiche, non può essere portata a un fondale di meno 10/11 metri nonostante le pressioni sul ministero che deve autorizzare i lavori di escavo (altri due traghetti, proprio per la canaletta hanno rinunciato allo scalo olbiese. Il comandante della Pacifica – che, detto per inciso, è una gemella della Costa Concordia (quella dell’inchino, con conseguente condanna del comandante Schettino) – non se l’è sentita di correre rischi, nonostante la draga incaricata dall’Autorità del Sistema Portuale da alcuni giorni stia procedendo alla rimozione di centinaia di metri cubi di materiale, proprio nel settore critico del canale di accesso all’Isola Bianca.
I turisti si sono dovuti sottoporre a un piccolo tour de force non preventivato: per ammirare le bellezze di questo tratto della Sardegna nord orientale sono stati imbarcati sulle scialuppe di salvataggio e fatti scendere a terra, a Golfo Aranci, visto che la nave si era fermata in rada, non potendo compiere l’attracco nel molo golfarancino. Molti vacanzieri si sono trattenuti nel piccolo centro gallurese e ne hanno visitato le spiagge ie i dintorni; altri sono andati a Olbia, o alla Maddalena o in Costa Smeralda.
Si dirà: il disagio – per chi è in vacanza – è sopportabile, tanto più quando l’accoglienza a terra viene garantita e apprezzata. Ma il problema è un altro: il Belpaese – nonostante i proclami di chi governa e di chi ha governato – continua a essere schiavo della burocrazia, di ritardi incomprensibilmente assurdi da parte degli enti deputati a dare risposte certe e rapide, di apparati vecchi e non al passo con i tempi. Se è vero, come è vero, che nei mesi passati la Costa Pacifica ha attraccato a Oristano (con le conseguenti polemiche che hanno preso di mira i vertici dell’Adsp, a partire dal presidente Massimo Deiana), è anche vero che solo pochi giorni fa il porto di Olbia ha ospitato tre navi da crociera (4mila passeggeri) e 8 traghetti di linea per un totale di 15mila persone. Dunque, una soluzione va trovata e anche in fretta, anche perché l’11 giugno la Costa Pacifica si affaccerà nuovamente all’ingresso dello scalo portuale olbiese con tutto il bagaglio di prudenza di cui è dotato il comandante.

