I livelli di assistenza per patologie anche molto gravi come i tumori sono fonte di grande preoccupazione per pazienti e personale sanitario dell’Isola. A questo proposito, abbiamo chiesto al dottor Daniele Farci, oncologo medico, responsabile del reparto di Medicina Interna e del Servizio di Oncologia della Nuova Casa di Cura di Decimomannu, consigliere Ordine Medici Cagliari e consigliere Lega Italiana Tumori sezione di Cagliari, di fare il punto della situazione.
Dottor Farci, la pandemia di COVID 19 ha drasticamente abbassato i livelli di assistenza anche in campo oncologico. Qual è la situazione attuale in Sardegna?
“Nella nostra regione, come nel resto dell’Italia, nel 2020 e nella prima parte del 2021 la pandemia ha determinato un blocco degli esami di screening oncologico di massa, ossia la mammografia, la ricerca del sangue occulto nelle feci e il PAP test. In questo periodo sono saltate la gran parte delle visite di follow up, ma soprattutto è stato particolarmente complicato effettuare gli esami diagnostici in presenza di un sospetto clinico. Gli stessi interventi chirurgici in ambito sono stati spesso rinviati, soprattutto nel periodo del lockdown, il che significa che, quando nel 2022 e nel 2023 è ripresa a pieno ritmo l’attività chirurgica i tumori sono stati frequentemente diagnosticati in uno stadio avanzato. Attualmente la situazione sta tornando alla normalità, pur con le note criticità del sistema sanitario”.
I medici non perdono occasione per ricordare l’importanza della prevenzione. Ma la sanità sarda sarebbe in grado di affrontare un’impennata di richieste?
“La prevenzione è fondamentale in oncologia e sarebbe indispensabile investire prima di tutto nella prevenzione primaria, ossia insegnando alla popolazione, fin dall’età scolare, l’importanza di perseguire idonei stili di vita: non fumare, praticare attività fisica, mangiare in modo sano, non eccedere con il consumo di superalcolici, non esporsi al sole in modo indiscriminato. Investire nella prevenzione primaria, accompagnata da una peculiare attenzione agli inquinanti ambientali, consentirebbe di prevenire almeno il 40% dei tumori. La prevenzione secondaria si fa invece con gli esami di screening: in Sardegna abbiamo grosse carenze negli organici medici in questo momento, ma sarebbe indispensabile uno sforzo in tal senso, anche coinvolgendo adeguatamente le strutture private convenzionate”.
L’incidenza delle malattie oncologiche in Sardegna è in linea con quella nazionale?
“La risposta a questa domanda non può che essere “forse”, visto che ancora manca un Registro Oncologico Regionale. E’ una grave carenza ed è auspicabile che finalmente le Autorità competenti si attivino proficuamente in tal senso perché conoscere i numeri del cancro, area per area, consente di ricavare peculiari informazioni cliniche e di organizzare al meglio la politica sanitaria”.
Alimentazione e stili di vita possono incidere sull’insorgenza dei tumori. Cosa si può fare in proposito?
“Si può molto, moltissimo, perché il 40% dei tumori è prevenibile adottando idonei stili di vita. E se è vero che i sardi praticano attività fisica in misura superiore alle media nazionale, è soprattutto vero che i sardi abusano di alcolici e superalcolici in misura decisamente superiore alla media nazionale, soprattutto nelle fasce d’età tra i 16 e i 25 anni e tra i 65 e i 75 anni. Come dicendo prima è indispensabile uno sforzo nell’informazione della popolazione su questi temi, in tutte le fasce d’età. a cominciare dalla scuola media”.
Recentemente il Parlamento ha approvato la legge sul diritto all’oblio per i malati oncologici. Di cosa si tratta e qual è la sua opinione su questo provvedimento?
“Sono circa un milione gli italiani guariti da una neoplasia, tra cui 20.000 sardi, per i quali l’aspettativa di vita è uguale a quella del resto della popolazione. Nella loro anamnesi rimane, però, il tumore e ciò ha rappresentato un importante ostacolo per contrarre un mutuo, richiedere un prestito o stipulare una polizza assicurativa, ma anche per l’adozione di un bambino. La legge sul diritto all’oblio oncologico, che riconosce il diritto alle persone con pregressa diagnosi oncologica, trascorso un determinato periodo di tempo, a non informare le banche e le compagnie di assicurazione sulla loro precedente malattia. Questa legge ha una grande importanza da un punto di vista etico, perché avere avuto il cancro non sia più considerato uno stigma indelebile. Chi ha o ha avuto un tumore ha diritto ad avere una vita sociale e lavorativa senza discriminazioni”.
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“Chi ha avuto un tumore ha il diritto di non essere discriminato”
Intervista all’oncologo Daniele Farci che parla anche della legge sull’oblio: “La prevenzione è essenziale, ma in Sardegna si consumano troppi alcolici e superalcolici rispetto alla media nazionale. Nell’isola manca ancora il Registro Oncologico Regionale e questa è una grave carenza”
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L’oncologo Daniele Farci
