(Con questo articolo sul numero dei voli privati all’aeroporto di Olbia la dottoressa Daiana Giangrande comincia la collaborazione con moroseduto)

Dalla strada a scorrimento veloce prendo l’uscita per Loiri. Giunta alla seconda rotatoria, riesco già a scorgere le luci bianche dei fari alti che circondano l’aerostazione dei jet privati. Dopo la rotatoria la strada è dritta per un paio di chilometri. Riduco ancora un po’ la velocità dell’auto, in genere quella strada è poco trafficata. La radio suona dream a little dream of me dei The mama’s & the Papas. Il mio sguardo è rapito da quell’ampio fascio di luce bianca che illumina tutti quei jet. Non ho il tempo né la voglia di contarli, ma li vedo bene, sono tutti bianchi, come la luce che li illumina ed in continuo e graduale aumento numerico. Da sera in sera ne scorgo sempre due o tre che non c’erano il giorno prima. Da sera in sera gli spazi di parcheggio sono sempre di meno.

Uno parte e due arrivano… “Stringiamoci, che in questo paradiso c’è posto per tutti”. Questo luogo definito dalle ombre e dai fasci di luce proiettata dall’alto verso il basso, che illumina distese di jet bianchi, sembra quasi irreale, un ritaglio di qualcosa che rimane sospeso tra due mondi paralleli. Quando il mattino si risveglia e i primi raggi solari cancellano il buio della notte, l’incantesimo viene spezzato, quell’atmosfera surreale della notte svanisce e tutto torna ad essere quello che è sempre stato… un semplice e comune aeroporto che, come un orso, si risveglia affamato dopo il lungo letargo invernale.