Il dibattito sulla stagione turistica (è boom o no?) sta facendo registrare gli interventi più disparati. Crediamo di far cosa gradita, riportandone alcuni.

Don Antonio Tamponi (parroco di San Simplicio – Olbia)

Stagione boom? Direi che ne sono certo, ma non sarà boom di soldi. Facevo una stessa indagine per misurare il potenziale lavorativo degli stagionali, molti dei quali in inverno hanno bisogno d’aiuto. Sarà boom di presenze, ma non boom di lavoro. A questo aggiungi i costi. Ancora la mia è solo empirica, poi faremo gli studi.

Antonio Costantino (ex assessore regionale al Turismo)

Il tema turismo oggi è più complesso che mai, visti i cambiamenti e le trasformazioni in atto. Dopo le esperienze sarde, da 17 anni faccio il tour operator a Praga, specialista della Sardegna . Oggi non basta più l’esperienza ma è necessario studiare. In Sardegna molti studiano poco ma chiacchiere molte 

Gianni Sarti (presidente del Cipnes di Olbia)

Fornisco un dato: la quantità di spazzatura è superiore agli anni passati; in merito alla strutture non conosco la situazione in generale, ho parlato la settimana scorsa con un noto albergatore olbiese, ha due strutture, ed era estremamente soddisfatto.

Mi sembra però che si continui a dire tutto e il contrario di tutto, i turisti non hanno soldi ma a Olbia le camere costano anche 300 euro a notte. Certo, mi rendo conto che l’ ideale, per alcuni, sarebbe un turista che arriva, spende molto in hotel, vada a mangiare in ristoranti di livello, se produce un minimo di spazzatura se la tiene in tasca e la va a buttare dove deve, faccia un giro nell’ entroterra, vada a vedere un museo, non si metta in auto nelle ore più brutte se no contribuisce a fare code interminabili e magari sia anche alto bello e con gli occhi azzurri. Mi sembra che ci si stia imborghesendo troppo, io credo che aspirare a un turismo con numeri molto alti (perché questo ci serve, vista l’ offerta che abbiamo) e di qualità sempre maggiore non possa che passare attraverso il variegato, e meno male che lo abbiamo, turismo attuale, poi l’ auspicio che le cose migliorino ulteriormente è corretto non solo pensarlo ma muoversi verso quella direzione. Sappiamo tutti cosa servirebbe, questo benedetto allungamento della stagione, qualcosa in loco è stato fatto. Comunque, dopo tutto questo pippone, io credo che il fatto che sempre più gente ambisca a venire nella nostra isola sia un dato importante da cui partire, buon lunedì.

Roberto Mette (Dottore Tributarista)

Quando non si pianifica e si lascia fare in tutto e per tutto al mercato queste sono le distorsioni. E lo scrivo da liberale, quindi da adoratore fanatico delle leggi di mercato. Ma al momento in cui abbiamo migliaia di bellissime spiagge e invece di avere gente in ognuna di esse, tutti si concentrano in poche di esse, obbligando al numero chiuso, urge l’intervento regolatore della politica. Ma in Sardegna è utopia, come succede nel settore dell’agroalimentare, dove periodicamente le crisi mondiali portano i pastori a subire prezzi da fame. E poi nei periodi di vacche grasse, tutti godono e nessuno pianifica per quando la ruota girerà male! Dobbiamo chiedere di più ai nostri politici, iniziando noi a votare quelli competenti.

Mauro Canu (Business Analyst)

Sarà che avranno speso molto per il viaggio. Sarà che avranno speso molto per l’alloggio ma sentire, ieri al mercatino di Olbia, chiedere lo sconto su un conto di 13.30 euro per frutta e verdura, non ha prezzo. L’assessorato lavora al buio senza la capacità di gestire, analizzare e trasformare dati. Cosa aspetta ad avviare un serio osservatorio che ovviamente superi le analisi di arrivi partenze presenze? Le università sarde sono brave solo ad autoglorificarsi o hanno anche capacità scientifica?

Giovanni Pinducciu (Arzachena)

No, non è una stagione boom. File in strada e supermercati pieni. Strutture alberghiere e ristoranti… insomma. Bisogna avere il coraggio di cominciare a parlare di quale modello di turismo perseguire. L’idea di collegare centinaia di destinazioni a pochi euro, col solo risultato di riempire le strade e spiagge di gente che pranza al sacco, non solo non è sostenibile dal punto di vista ambientale ma, forse, neppure dal punto di vista economico. Che valore aggiunto genera un turista che dorme in un appartamento con la spesa fatta all’eurospin? Sarebbe interessante avviare una riflessione adesso, prima che l’overtourism possa diventare ingovernabile.

Gianni Sarti (Presidente Cipnes)

Vedi Giovanni, io potrei anche essere d’ accordo però la gente, e non tu, deve fare pace con il cervello, se si vuole un certo tipo di turismo non bisogna a ogni estate rompere gli zebedei con le solite lamentele sul prezzo degli aerei, dei lettini e ombrelloni cari ecc.ecc. L’ unica cosa su cui non concordo e quando parli di chi dorme in un appartamento… prova a chiederlo a chi gli ha affittato l’appartamento se è contento o meno, che sappia io di alloggi a buon mercato non ve ne sono e io ritengo che sia giusto così.

Giovanni Pinducciu (Arzachena)

Mi rendo conto che si tratti di un problema difficile da governare, che vede insieme le esigenze e gli interessi dei diversi attori in gioco che, se non coordinati difficilmente perseguiranno interessi comuni. È proprio per questo che ritengo indispensabile la creazione di un organismo che possa mettere insieme le varie istanze e fare sintesi per perseguire un modello di turismo, che per davvero punti a creare valore aggiunto, possibilmente in solo in termini economici. Fermarsi al solo numero degli arrivi (Olbia quest’anno col suo aeroporto batterà un nuovo record storico) trovo che sia miope, eppure sui giornali – e non solo – si inneggiano i numeri come fossero quelli del trionfo. Penso invece che i tempi siano maturi per cominciare a parlare di qualità più che di quantità. Personalmente poi, ritengo quello degli affitti brevi l’altra faccia della medaglia. Il turista che vuole risparmiare cerca un appartamento, così paga meno che in un albergo e possibilmente si sgancia dall’obbligo di dover mangiare fuori. Ma, a parte ai proprietari di casa, siamo certi che alla lunga pure questo sia un modello sostenibile? Io non credo, infatti, i risultati sono: case introvabili per i residenti, prezzi folli, concorrenza sleale agli hotel. Le conseguenze di questa corsa verso l’affitto breve, di fatto sta svuotando le città dai nuovi residenti e alla lunga questo fenomeno creerà un danno anche per le attività commerciali, perché se è vero che è difficile trovare collaboratori affidabili e qualificati, non di meno lo è dove farli dormire… A Barcellona, in questo senso, stanno cominciando a limitare gli affitti brevi, con l’obiettivo di eliminarli del tutto entro il 2028. Scelte difficili, non per forza condivisibili, ma sarebbe ora di cominciare a parlarne anziché sperare che tutto si aggiusterà come per magia

Massimo Deligios

Non parliamo poi dell’allargamento della stagione: se ne parla da 40 anni almeno… ma dopo il 20 settembre la maggior parte delle strutture chiude e non mi riferisco solo agli hotel.

Tore Abate (Giornalista – La Maddalena)

Il trend non è quello che soddisfa la Sardegna e in particolare le isole minori come La Maddalena. I numeri ci sarebbero, il resto. Mah

Rita Padre

No, non è una stagione boom. Lo parrebbe dalla fila delle auto sui budelli stradali, assolutamente inadeguati, dall’assalto ai supermercati e dal bla bla sugli arrivi in aeroporti e porti ma, le strutture sono lontane dall’essere sold out.

Ignazio Sanna

Da profano credo che ancora non abbiamo deciso e capito quale turismo sia il più adatto alla Sardegna, soprattutto quella del nord, in quanto alla disparità di prezzi per una camera credo che dovremmo guardare i vari contesti. Olbia oggi è una meta richiesta perché inizia ad offrire un soggiorno vivo e piacevole, per la camera venduta a 300 euro a luglio probabilmente incide la richiesta devo dire però che a giugno a Santa Teresa la camera costava 480 euro. Certo, tanti soldi ma sicuramente ben spesi.