Come fu finanziata e costruita la diga dell’Isola Bianca a Olbia? Molti se lo saranno domandati, e qui cerchiamo di fornire una risposta.
Il trasferimento a Golfo Aranci, nel 1883, della linea di navigazione Terranova-Civitavecchia, aveva messo in crisi e quasi azzerato il numero dei passeggeri sbarcati, mentre il grosso delle merci transitava ancora nel porto di Terranova grazie agli armatori privati che preferivano queste banchine per la capillare organizzazione a terra e per la disponibilità di uomini e attrezzature. Nel 1900 i passeggeri sbarcati furono 1900, mentre a Golfo Aranci raggiunsero le 31.200 unità, a Olbia le merci sbarcate furono 19.000 tonnellate, 2300 a Golfo Aranci.
Per il nostro porto la situazione non era delle migliori, nonostante l’elevato numero di
attracchi privati, rimaneva da superare il grosso problema del basso numero di passeggeri sbarcati. Si continuava a lavorare, soprattutto in parlamento, grazie all’impegno dell’onorevole Pala, affinché i lavori approvati e finanziati per il porto giungessero a buon fine. Ma il tempo passava inesorabile e all’orizzonte non
si vedeva nessun lavoro iniziato, soprattutto quello per l’adeguamento della banchina del porto vecchio, ormai non più in grado di reggere il traffico merci che era in continuo crescendo.
Nacque allora l’idea di costruire un approdo all’Isola Bianca, contrari erano i soliti nemici di Olbia, il famigerato gruppo che in Parlamento si batteva con le unghie e con i denti perché l’opera non fosse realizzata. A rafforzare il loro diniego citavano le numerose isole e scogli che, secondo loro, non permettevano la navigazione in totale sicurezza fino al raggiungimento dell’attracco in banchina. E’ vero, le insidie subacquee erano tante, raggiungere la banchina non era facile, ma non era neppure così difficile come volevano farci credere i fautori della soluzione Golfo Aranci. Per sfatare le “famose” difficoltà si propose allora di costruire una diga lunga qualche chilometro fino a raggiungere l’Isola Bianca, l’isolotto posto all’estremità di quella
serie che costellava il golfo interno. Oltre alla banchina, era necessario costruire la strada di collegamento al paese, unitamente a tutti gli edifici necessari per la comodità dei viaggiatori e degli impiegati. Un paio di isolotti, trovati lungo il tragitto, sarebbero stati attraversati, e in parte coperti, come Sa Fiorida, dove oggi esiste la capitaneria di porto e l’isolotto de Su Siccu dove fu sviluppato il cantiere Olivieri, fino a raggiungere la solitaria Isola Bianca.
La realizzazione di una banchina ad alto fondale all’Isola Bianca avrebbe dovuto fugare ogni dubbio circa la bontà dell’ormeggio e la navigabilità nel porto di Olbia. Nel 1907 l’onorevole Pala sollecitò il Governo perché assumesse impegni precisi a finanziare il nuovo attracco. Era necessario escavare fino ad un tirante d’acqua di almeno 7 metri per agevolare l’evoluzione dei bastimenti. Alla fine della lunga battaglia sostenuta da Pala, la realizzazione dell’importante strutture fu finanziata con 1.300.000 lire.
Il 10 novembre del 1912 fu inaugurata la posa della prima pietra del nuovo porto di
“Terranova Pausania”. Il sindaco Cavalier Miria Farina presenziava alla cerimonia, presente anche Pala, giunto da Roma per l’occasione. L’evento ebbe grande risalto tanto che fu evidenziato dalla stampa nazionale come pure da quella regionale.
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La storia dei “nemici” del porto dell’Isola Bianca, costato 1,3 milioni di… lire
Nel 1883 il grosso delle merci sbarcava a Terranova, mentre Golfo Aranci aveva il primato dei passeggeri. Occorreva rimediare e così nacque l’idea di costruire un approdo alternativo e, nonostante l’opposizione dei “nemici” di Olbia, l’opera fu inaugurata dal 1912
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Il porto dell’Isola Bianca di Olbia
