Sembrava di vederlo, lassù, mentre si godeva lo spettacolo, allestito in suo onore per scolpirlo per sempre nella memoria di chi, appunto, vive nel ricordo di chi gli ha voluto bene. La bandana un po’ sdrucita, avvolta nei capelli folti, quelli della beata gioventù, quel fisico asciutto, da guerriero. Il pizzetto bianco, un altro segno distintivo. Lui, Capo riconosciuto sul campo. Non solo in quello erboso, ma nella vita di tutti i giorni, la vita vera, l’università della strada come si mormorava un tempo. In molti lo chiamavano Chen, per il suo aspetto fiero, come i leader di una tribù di pellerosse. Altri Giuseppe, il suo vero nome, o Peppe. Oppure Cozzolino. O più sbrigativemente Cozzo.

Oggi pomeriggio, li ha salutati tutti, uno per uno, i suoi soldati, schierati sotto un sole cocente, di fronte alla chiesa della Sacra Famiglia che inneggiavano il suo nome. Un enorme striscione ha sintetizzato il significato della giornata in suo onore: Giuseppe non sarai mai leggenda perché in noi vivrai in eterno.

Onoriamo a Cozzolino, cantavano subito dopo, con gli applausi cadenzati a memoria, Cozzolino il vero Capo degli ultras, sottolineavano in coro. C’è stato persino un Cozzolino sindaco di Olbia. Nella chiesa, prima che don Andrea Raffatellu celebrasse il rito funebre, ecco le corone: una dal Catanzaro, un’altra ancora dagli Ultras Catanzaresi, quindi un’altra da Monza. Accanto alla folta pattuglia degli ultras dell’Olbia, ecco ragazzi di Voghera, Frosinone. Eppoi, a fare un tutt’uno con gli irriducibili sostenitori dell’Olbia, eccoli i tifosi del Cagliari, con il volto inondato da lacrime vere, ma felici, orgogliosi di appartenere a quella speciale categoria che da una squadra di calcio pretende il massimo perché l’amore nei suoi confronti è smisurato, spesso irrazionale, ai limiti dell’incoscienza, ma è amore e passione allo stato puro.

Poi, lo spettacolo è ripreso al “Nespoli”, la sua casa, il suo dolce regno. I cancelli si sono spalancati per accogliere quella cassa di legno, avvolta da una maglia bianca con la scritta Giuseppe per sempre, sotto la foto scelta per l’ultimo saluto della sua gente, alla sua gente. Quindi, tutti sugli spalti della Curva Mare dove Giuseppe versava birrette condite da allegria e sarcasmo in occasione le gare interne dell’Olbia. Altri cori festosi, un tripudio di applausi, fumogeni in quantità industriale, qualche botto che ha fatto vibrare i timpami di tutta quella folla che – ovviamente – lui ha salutato ancora con calore, affetto e un sorriso grande così.

La vita non è stata sempre generosa con Giuseppe Cozzolino, ma lui prima degli altri, prima dei suoi cari (commovente la compostezza dei suoi figli più grandi) non ne ha mai fatto un dramma, né si è pianto addosso, consapevole che la bonomia, il legame con gli amici, e la passione per una maglia avrebbero compensato qualche dispiacere. La sua voglia di vivere rimarrà proverbiale, così come il giorno di Ferragosto degli anni a venire infonderà negli animi degli olbiesi un pizzico di tristezza che comunque non ne intaccherà il ricordo. Ciao Giuseppe.