L’Olbia non brinda in Coppa (il gol di Staffa ci sarebbe stato a pennello), esce subito di scena a beneficio dell’Ilvamaddalena (6-4, dopo i rigori per gli isolan in seguito all’errore di Gonzalez), e il cantiere resta aperto. Il giudizio sulla squadra guidata da Marco Amelia resta sospeso e bisogna dare ragione al tecnico quando – a fine partita – sottolinea più volte che “ora abbiamo davanti due settimane per metterci a posto”. Eh sì, due settimane ci vogliono tutte, un po’ per fare dei passi avanti sul piano atletico, un po’ per aumentare la dose di coraggio (sostantivo usato più volte dall’allenatore nel dopogara), e soprattutto perché alla stazione di Olbia e dell’Olbia debbono ancora scendere cinque calciatori: un portiere, un difensore, un centrocampista e due attaccanti. Roba seria, dunque, che servirà finalmente a completare l’organico, visto che con quello a disposizione fino a oggi i bianchi non andrebbero da nessuna parte. E tantomeno potrebbero competere per tornare subito in serie C, come ha candidamente ammesso – rinunciando a essere diplomatico – lo stesso titolare della panchina olbiese.
L’Olbia vista oggi ha mostrato qualcosa di positivo, ma si sono notate anche delle pecche (ecco, l’unica attenuante è che la squadra non è al completo). La prima – e concordiamo con Amelia – è proprio la mancanza di coraggio, o forse sarebbe meglio dire di “cattiveria” o di “fame”: elementi che nel calcio contano tanto, e in serie D ancora di più C’era da sopperire al gap atletico nei confronti di una buona Ilvamaddalena e l’unico modo era quello di puntare su un bel po’ di grinta e di spregiudicatezza, e in questo senso la squadra è mancata. Poi, un rilievo può essere quello relativo a un centrocampo non proprio brillante nella fase di impostazione: troppo spesso infatti le due punte Santi e Costanzo sono apparse troppo distanti rispetto a chi avrebbe dovuto ispirarne l’azione e non sappiamo se anche questa carenza sia più imputabile alla mancanza di coraggio o a un input di carattere tecnico (troppa prudenza?) Lo vedremo presto. A proposito di centrocampo però dobbiamo dare atto ad Amelia che forse aveva ragione quando, nella conferenza stampa di sabato, aveva decantato le doti di Christian Arboleda proprio come elemento di raccordo in mezzo al campo, con licenza di puntare a rete. Tutto vero. Arboleda non solo è un ottimo esterno (ruolo nel quale lo abbiamo sempre visto giocare), ma sa dire la sua pure nel ruolo che gli ha affidato l’allenatore, che lo conosce dai tempi in cui il ragazzo giocava con le giovanili del Perugia. Un altro paio di considerazioni: Cristian Totti, impiegato nella seconda parte della ripresa, deve mettersi a dieta e perdere qualche chiletto: a diciott’anni, e con quel cognome che si ritrova, l’impresa non è impossibile. Bene invece (ed è una conferma) Maspero, anche lui scherato nella seconda parte della gara, al posto di un De Grazia che si era messo in mostra nell’amichevole con il Budoni.
Chiudiamo con i maddalenini. L’Ilva è una buona squadra, guidata da un tecnico bravo e scaltro (non ha voluto rivelare quali sono gli obiettivi della squadra) che è chiamato ad amalgamare la folta pattuglia dei nuovi arrivati con i calciatori della stagione passata. Tra questi ultimi brilla la stella di Gabriele Lubrano (2003), unico prodotto locale. Non solo lui è l’autore del pareggio che ha poi portato gli isolani alla lotteria (vinta) dei rigori, ma perché è portatore sano di buon calcio, senso della posizione, e tiro i porta. Il che, di questi tempi, non guasta proprio.

