(Il professor Luigi De Chiara, nostro prezioso collaboratore, esprime la sua opinione sul mondo dell’informazione dopo la pubblicazione del primo articolo sul tema da parte del collega Pier Giorgio Pinna)
L’articolo di Pier Giorgio Pinna, ex caporedattore della Nuova Sardegna, sulla sudditanza della stampa e della TV rispetto ai grandi poteri è stato quanto mai stimolante, come tutte le “voci nel deserto”.
Da decenni osservo il mondo dell’informazione e noto un progressivo processo di integrazione tra questo ed alcuni grandi interessi costituiti: l’industria farmaceutica, quella delle armi, il grande capitale finanziario, e, in ultima istanza, gli interessi strategici di quel gruppo di paesi, guidati dagli Stati Uniti, che per comodità chiamiamo l’Occidente.
Non è difficile notare come in qualunque talk show o tg televisivo, i vari giornalisti si accapiglino su tutto, ma tutti, che siano di destra o di sinistra, concordano sulla difesa a spada tratta del nostro pezzo di mondo, il cosiddetto Mondo Libero. La partecipazione di persone con un pensiero diverso si conta sulle dita di una sola mano. Il massacro dei palestinesi diventa “la guerra di Gaza”, i paesi occidentali sono “l’opinione pubblica mondiale”, chi parla di pace è un putiniano, chi difende i palestinesi è un antisemita. Le notizie sulle “malvagità” dei nostri nemici vengono drammatizzate e amplificate a dismisura, quelle compiute da noi occidentali o dai nostri amici vengono drasticamente ridimensionate oppure scompaiono dai radar. Le nostre guerre sono o preventive o dettate dalla necessità di esportare la democrazia.
Da noi chi dissente dalla narrazione dominante non va in galera, come in Russia o in altri paesi, ma deve essere disposto a pagare un prezzo alto in termini politici o professionali e sarà comunque relegato in piccole nicchie, dove non potrà fare danni al Sistema dell’Informazione, o, come dicono alcuni, al Pensiero Unico.
Ma in questo specifico momento, più che la disinformazione e le mistificazioni, il pericolo maggiore viene dalla sottovalutazione dei rischi connessi all’escalation sui vari teatri di guerra. Se le nostre classi dirigenti e i nostri giornalisti conoscessero la storia, saprebbero che la prima guerra mondiale iniziò per un evento inatteso, quando nessuno dei futuri belligeranti pensava a un conflitto di vaste proporzioni. A furia di sfide e di provocazioni, prima o poi ci può essere un incidente. Una nuova guerra mondiale non è impossibile. Se le opinioni pubbliche non si risvegliano dal letargo mediatico indotto, potremmo avere un brusco e terribile risveglio.

