“Quella delibera va ritirata. Tra l’altro, è illegittima, ma va ritirata. Il mancato confronto e la strana fretta nel votarla debbono far riflettere”.
La richiesta è esplicita ed è arrivata da Rino Cudoni, uno dei tre componenti dell’agguerrita minoranza del consiglio comunale di Arzachena. La pattuglia dei dissidenti però questa volta è sostenuta da una folta platea che l’altra sera ha affollato proprio l’aula consiliare nella quale, lo scorso 9 agosto (una data insolita per votare un tema importante che riguarda la pianificazione del territorio) la maggioranza guidata da Roberto Ragnedda ha votato il Puc (piano urbanistico comunale), definendo l’evento “un fatto storico”.
“Ci siamo astenuti – ha spiegato con calma olimpica Francesca Pileri – perché non abbiamo avuto la possibilità di vedere le carte, quindi di capire bene in quale direzione volesse andare la maggioranza. Ora che finalmente le conosciamo, abbiamo tutti gli elementi per poter contestare quelle scelte, a partire (faccio solo un esempio) dalla trasformazione che riguarda la zona industriale di Arzachena”. Applausi. Il presidente dell’assemblea Fabio Fresi ha smistato il traffico e ha coordinato la maratona (circa tre ore, comprese le domande del pubblico) con il piglio di un leader, serafico ma determinato al tempo stesso, di un terzetto che fino al termine della legislatura ha tutta l’intenzione di far inciampare chi governa il comune della Costa Smeralda.
Già, la Costa Smeralda. Alla fine della fiera, i benefici maggiori di questo strumento urbanistico varato a ridosso di Ferragosto è proprio la proprietà di quegli oltre 3000 ettari di paradiso. E cioè il ricchissimo Qatar. Tanto per gradire, il Puc prevede che a fianco al prestigioso hotel Cala di Volpe debba sorgere un altro albergo di lusso a pochissima distanza dal mare. Certo, qualche altro po’ di volumetria è spalmata qua e là nel vasto territorio di Arzachena, votato alle proprietà agricole (dagli stazzi in poi), ma quella cubatura consentita ai padroni del vapore (almeno finché rimangono loro) ha tutte le sembianze di un regalo di valore inestimabile. E la fretta con la quale si è proceduto ad approvare il Puc desta qualche perplessità, per non dire sospetto, è passata praticamente inosservata. E pensare che qualche anno anno fa tutto ciò che accadeva in Costa Smeralda, a partire dai volumi riservati soprattutto alle residenze, si trasformava in un fatto d’importanza regionale. Oggi, a nessuno sembra importare niente. E la Regione è il primo ente che non ha battuto ciglio.
Le relazioni. Fabio Fresi, si diceva, ha guidato l’assemblea dando la parola a diversi tecnici. Il primo è stato l’architetto Mario Azara, un politico di lungo corso (“da quattro anni non mettevo piede in quest’aula”) che ha smontato pezzo su pezzo il Puc, rivelandone la ratio e mettendo a nudo le scelte non proprio coerenti di chi l’ha redatto. Agli agronomi Marco Scanu e Cesare Orecchioni, invece, è toccato il compito di segnalare con forza e lucidità di argomentazioni “l’assenza, tra i progettisti dello strumento urbanistico, dei dottori agronomi, nonostante il 25 per cento del territorio comunale di Arzachena ricada proprio nelle zone agricole”. Diverse, poi, le contraddizioni evidenziate sulle dimensioni del cosiddetto “lotto minimo”, anticipate anche dallo stesso avvocato Rino Cudoni, il quale ha ricordato che “fa parte del dna degli arzachenesi risiedere in campagna, dove si sta bene sotto tutti i punti di vista”. Spazio anche per Ivana Utzeri, l’archeologa (trascurata dalla maggioranza) che ha trovato il preziosissimo bracciale di bronzo esposto poi nel museo “Michele Ruzittu” e per gli imprenditori Gianni Filigheddu (figlio d’arte: suo padre Piero, scaltro e capace come pochi, è stato a lungo sindaco di Arzachena nonché amico personale dell’Aga Khan) e Luca Solinas, i quali hanno affrontato il tema urbanistico dal loro osservatorio.
Le norme di salvaguardia. Ecco, questo è l’aspetto fondamentale, dal quale non si può prescindere se si vuole comprendere quale sarà il complesso e articolato iter del Puc (a parte il mese che manca alla scadenza del termine per presentare le osservazioni) e quali saranno le norme in vigore fino alla pubblicazione dello stesso sul Buras. Decisivo (e chiaro) è stato in proposito l’avvocato Gian Marco Usai (anche lui figlio d’arte: suo padre Piero, cervello fine, seduto nelle prime file, è stato consigliere regionale del Pci). Eloquio sciolto, e congiuntivi al posto giusto, Usai junior ha chiarito all’attentissima platea un aspetto che forse era sfuggito a qualcuno: le norme di salvaguardia sono entrate in vigore nel momento in cui la delibera è stata votata dall’assemblea municipale. E cioè dal 9 agosto. In altri termini, come è stato ribadito più volte dall’avvocato, finché la normativa non verrà modificata, quella prevista dal Puc non si tocca. Insomma, per legge, prevale l’aspetto più restrittivo.
“Potremmo anche presentare una serie di osservazioni e opporci in molti modi – hanno sintetizzato alla fine Fresi, Cudoni e Pileri -, con la consapevolezza che si tratta di un atto illegittimo, ma crediamo che la maggioranza debba riconoscere di essere incorsa in un errore che danneggia la popolazione di Arzachena. Sul tema della pianificazione del territorio i cittadini di Arzachena hanno sempre assistito a un confronto anche serrato, che in questo caso è completamente mancato”.
