La Nuova Sardegna resti a Sassari“. Questo l’appello firmato – per ora – da un centinaio di giornalisti, intellettuali, cittadini, sindacalisti e inviato alla presidente della Regione Alessandra Todde, oltre che al presidente del Consiglio Piero Comandini (e ovviamente all’ufficio di Presidenza), alla commissione Lavoro, cultura, formazione professionale, istruzione, beni e attività culturali, identità linguistiche, informazione e a tutti i gruppi politici rappresentati nell’assemblea regionale della Sardegna. Quella che, all’inizio, sembrava una protesta degli ex dipendenti del giornale (giornalisti, poligrafici e amministrativi) e di chi ha ancora a cuore le sorti dell’informazione nella nostra regione, ora diventa un caso politico. Anche a Moro Seduto, dopo la pubblicazione di un’articolata ricostruzione delle vicende che riguardano il giornale dell’ex capo redattore della Nuova Pier Giorgio Pinna, articolo che ha fatto registrare un numero record di visualizzazioni, sono giunti – anche in privato – numerosi messaggi da parte di cittadini che si chiedevano (o lo chiedevano a noi): “Cosa possiamo fare?”. Ecco, l’iniziativa di investire le forze politiche – che fino a oggi non avevano mai preso posizione – di un tema di fondamentale importanza come il diritto dei cittadini a essere informati correttamente – senza commistioni, e tenendo alti i valori di indipendenza, autonomia e rispetto delle regole deontologiche e democratiche – è una risposta all’interrogativo, e rappresenta lo sbocco di una vera e propria vertenza. Il casus belli è la decisione, dopo 133 anni, di far stampare il giornale a Cagliari, nell’impianto di proprietà dell’editore dell’Unione Sarda, testata storicamente concorrente del quotidiano sassarese, ma in questa occasione sarebbe opportuno che in Sardegna si sviluppasse un dibattito a 360 gradi sullo stato dell’informazione nella nostra regione.

Ed ecco il testo della lettera-appello inviata oggi alla presidente della Regione (tra di loro, spiccano gli ex direttori della Nuova Stefano Del Re e Paolo Catella).

Due immagini del centro stampa della Nuova Sardegna di Sassari

Illustrissima, sottoponiamo alla Sua attenzione l’appello che segue, di ora in ora sottoscritto da esponenti della società civile, da intellettuali non solo dell’isola, giornalisti e poligrafici vicini alla storica testata Nuova Sardegna, cittadini mobilitati in difesa del patrimonio rappresentato dal quotidiano.

LA NUOVA SARDEGNA RESTI A SASSARI
“Le forze politiche democratiche dell’isola, ma, più di loro, tutti i sardi che abbiano ancora un briciolo di orgoglio per quei simboli che lungo tre diversi secoli ne hanno accompagnato la vita, devono opporsi all’ultimo affronto ai loro danni: il trasferimento del centro stampa del quotidiano La Nuova Sardegna da Sassari a Cagliari. Dal 17 settembre e a 133 anni dalla nascita, lo storico giornale sassarese, fondato da un illuminato gruppo di intellettuali repubblicani verrà stampato nell’area industriale del capoluogo, in un impianto partecipato da una società del gruppo Unione Sarda. Giornale concorrente, controllato dall’editore & costruttore Sergio Zuncheddu. La decisione è stata presa dagli attuali proprietari e gestori della Nuova, gli azionisti di Sae Sardegna. Ultima di una serie di provvedimenti negativi che impediscono di pensare a un qualsiasi futuro di rilancio. Prepensionamenti, incentivi alle dimissioni, ricorso alla cassa integrazione per redattori e tecnici, vendita di locali e impianti, cessione di servizi, mancati investimenti e altre misure negative che lasciano intuire quali siano le intenzioni. Finora il progressivo impoverimento del quotidiano è stato giustificato, all’interno, con l’impossibilità di rinnovare macchinari obsoleti e con l’alibi di un processo che vede la carta stampata messa in difficoltà dall’avanzata del web: come se il giornalismo indipendente e la buona editoria dovessero obbligatoriamente sparire con la trasformazione dei mezzi di produzione. In realtà si prefigura per i media dell’isola il ritorno a un monopolio, come avvenuto negli anni Settanta, all’epoca della Sir di Rovelli, proprietaria di entrambe le testate.  Scenario intollerabile, soprattutto se si pensa al patrimonio di storia e cronaca, piccola e grande, che La Nuova rappresenta e si ricorda che finora soltanto il fascismo riuscì a chiuderla. Scenario pericoloso che fa intravvedere possibilità di concentrazione e controllo/censura in un momento storico in cui gli intrecci tra politica e impresa si fanno sempre più stretti e meno limpidi, in cui è quotidiana la critica alla stampa più vigile, e nel quale, infine, è sempre più difficile per un cittadino distinguere le differenze di valori e strategie tra gli eletti chiamati a rappresentarlo. Meno informazione uguale maggiore libertà d’azione per i gruppi di potere. Questa equazione non fa bene alla democrazia. Dimostriamo, sottoscrivendo questo appello, che è un’equazione sbagliata.
Grazie per l’attenzione. Con osservanza, i sottoscritti primi 106 firmatari dell’appello”:

Pier Giorgio Pinna, Silvano Costini, Maria Berlinguer, Stefano Del Re, Paolo Catella, Piero Bua, Riccardo Monni, Franca Filippini Dalprà, Filippo Peretti, Costantino Muscau, Valerio Varesi, Giuseppe Mura, Francesco Pipia, Paolo Desogus, Giuseppina Manca di Mores, Alessandra Longo, Roberto Vannini, Gianni Usai, Francesco Molinu, Mirella Grimaldi, Federico Francioni, Antonio Sanna, Alba Corona, Ottavio Olita, Piergianni Arlotti, Maria Teresa Sarais De Murtas, Marco Landi, Nello Auzzas, Marcello Madau, Mario Argiolas, Roberto Morini, Giacomo Cossu Rocca, Maria Grazia Piras, Giampiero Cocco, Pierluigi Piredda, Walter Porcedda, Laura Dettori, Chiaramaria Pinna, Stefano Mannironi, Rita Fiori, Franca Galletta, Francesco Pinna, Nunzia Schirru, Gianfranco Obinu, Salvatore Brianda, Sebastiano Chironi, Giancarlo Ghirra, Maria Usai, Antonio Ledá d’Ittiri, Paola Farina, Pier Paolo Gaias, Paolo Merlini, Stefano Poddighe, Paolo Valle, Federico Floris, Stefano Deliperi, Alessandra Costini, Wanda Corona, Francesco Deplano, Enrico Floris, Antonello Deidda, Franco Cillara, Cristina Fanelli, Michele Pinducciu, Daniela Costini, Alessandra Morelli, Marco Fiori, Luca Losito, Sonia Cau, Riccardo Colzi, Gianni Cabitta, Ignazio Chessa, Aldo Morelli, Roberto Cesaraccio, Valeria Floris, Anna Maria Masala, Marina Moncelsi, Salvatore Sanna, Nino Masala, Fabio Pillonca, Gianluca Mura, Giuseppe Tecleme, Maria Grazia Penco Sechi, Ignazia Corona, Donatella Sechi, Patrizia Chironi, Sandro Zara, Pierfranco Zanchetta, Giovanna Peru, Giovanni Rassu, Piero Muresu, Franco Canopoli, Salvatore Mannironi, Annamaria Canneddu, Gianni Pandino, Giuseppe Pirino, Lucia Cau, Mauro Masala, Gianfranco Mascia, Manuela Spina, Massimo Battaglia, Sandra Sanna, Teresa Soro, Mario Carta, Annarita Bottaru, Ciano Sanna.