(Mentre si fa sempre più insistente l’ipotesi che l’imminente gestione da parte di LVMH del miliardario Bernard Arnault di altre due strutture ricettive come l’hotel Cala di Volpe e il Pevero Golf Club, che andrebbero ad aggiungersi all’hotel Pitrizza e all’hotel Romazzino, sia soltanto una sorta di pre acquisto di tutta la Costa Smeralda, è assai interessante conoscere il pensiero di Claudio Miorelli, per decenni braccio destro del principe Karim Aga Khan, il quale all’inizio degli anni 60 ha inventato dal nulla una destinazione turistica di altissimo livello conosciuta in tutto il mondo)

Moroseduto si spinge a ipotizzare un ulteriore “cambio di pelle” di questo “lembo di paradiso” che è la Costa Smeralda. Io non ho elementi per dire se si tra>a di notizia veritiera o meno (ma se lo afferma il sempre beninformato Moroseduto…. ), e quindi mi astengo da commenti di merito che oltretutto certamente non mi competono limitandomi ad alcune considerazioni di carattere genarle e strategico.
Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, il Principe (allora poco più che ventenne), dopo la delusione per un investimento sbagliato (acquisto al buio con alcuni amici di un terreno risultato privo di infrastrutture di base – luce, acqua, viabilità – rendendo impossibile la costruzione di una sua residenza estiva), affrontò il problema immaginando una destinazione turistica di altissimo prestigio internazionale e dotata delle più moderne infrastrutture che potesse affermarsi non solo per la qualità dell’offerta ricettiva e residenziale ma anche per i valori di rispetto e di valorizzazione ambientali. Un paradiso lo era già l’area di Monti di Mola che però era considerata un “inferno” per le scarse opportunità e conomiche che offriva ai pochi residenti di Abbiadori e di Liscia di Vacca.
Il primo atto ufficiale è stato un breve manoscritto che ha dato vita al Consorzio Costa Smeralda che dal 1962 “governa” lo sviluppo integrato tanto amato da molti e tanto criticato da altri. Dopo le note vicissitudini del master plan (approvato, bocciato, riapprovato e di nuovo bocciato…), il Principe ha rinunciato lasciando l’onere e l’onore di proseguire la realizzazione del progetto al Gruppo ITT Sheraton (che poi ha lasciato a Tom Barrack per finire nel portafoglio immobiliare del Qatar).
Malgrado le conseguenti ricadute negative in termini imprenditoriali, l’uscita di scena del Principe dalla Costa Smeralda non ha minimamente compromesso la lungimirante visione di destinazione turistica con valenze socioeconomiche di grande respiro per la Gallura e la Sardegna intera. Credo che questo aspetto testimoni la vera essenza e bontà della visione del Principe così come credo testimoni l’intelligenza dei gruppi imprenditoriali che hanno poi preso il controllo del piano di sviluppo, nessuno dei quali ha pensato di modificarne l’impostazione strategica ed anzi hanno continuato a perseguire le finalità strategiche del
master plan attualizzando costantemente l’offerta nella logica di ottmizzare il risultato d’impresa tenuto conto del mercato internazionale di riferimento.
Non esiste più Alisarda/Meridiana… ma i risultati costantemente in crescita del movimento aeroportuale di Olbia (con oltre 80 collegamenti nazionali e internazionali con la previsione di circa 3,5 milioni di passeggeri!), quelli portuali delle compagnie di navigazione (traghetti e crociere) e più in generale della crescita demografica di Olbia e della Gallura avvalorano la straordinaria quanto unica nel suo genere idea di piano di sviluppo integrato ideato dal Principe. Certo, quell’idea vincente, si basava non solo sulla valorizzazione e protezione dell’ambiente e delle caratteristiche geo-morfologiche del territorio, ma in maniera quasi maniacale imponeva, attraverso il regolamento edilizio, l’utilizzo della pietra e/o il divieto di utilizzo di piante non compatibili con la macchia mediterranea. Così come si è cercato di valorizzare i nomi autoctoni (Romazzino, Pitrizza, Liscia Ruja, ecc.) sviluppando marchi che si richiamassero al territorio (Alisarda, Agrisarda, Legnosarda, Cerasarda) in un disegno di marketing inteso a rappresentare l’originalità dell’offerta in tutte le sue componenti.

L’hotel Pitrizza, un’altra “perla” della Costa Smeralda

Se nel tempo e soprattutto in futuro questa strategia sarà modificata per acquisire lustro e rilevanza da marchi internazionali di alto profilo quali LVMH, Bulgari, Dior ed altri ancora, purché sia salvaguardata la struttura strategica del piano di sviluppo, credo sia una strada interessante da percorrere. Si tratta in fondo di marketing che mira a raggiungere efficacemente il mercato, ottimizzando il risultato nell’interesse reciproco di chi vende e di chi acquista. Condurre sistematicamente l’analisi dei processi di cambiamento, interno e dei mercati, per cogliere le opportunità di sviluppo sostenibile e promuovere un’attività relazionale e comunicativa integrata, istituzionale e imprenditoriale, come momento di modernizzazione, sviluppo e promozione socioeconomica del territorio è appunto una questione tattca di Destination Management che può e deve essere coerente con la strategia di sviluppo. In questo senso, ritengo che un chiaro e definitivo piano urbanistico sia altrettanto indispensabile per assicurare alla Costa Smeralda continuità nell’interesse non solo degli imprenditori ma anche della popolazione residente.
Il Consorzio Costa Smeralda con il Comitato di Architettura e il Regolamento Edilizio altro non erano (e sono o dovrebbero essere) non certo un vincolo bensì il perimetro di riferimento strategico. Se questo era stato pensato nel momento in cui non esisteva di fatto una pianificazione urbanistica pubblica, oggi più che mai evidenzia la necessità che le competenti amministrazioni comunali e il governo regionale addivengano a una definizione urbanistica. Il Piano Regolatore è lo strumento di “controllo preventivo” dello sviluppo di cui la Costa Smeralda (ma così tutta la Sardegna) ha bisogno per proseguire l’attuazione della lungimirante visione del Principe. Gli imprenditori e le società ad essi collegate possono cambiare ma quello che non dovrebbe cambiare è la strategia di riferimento a tutela degli interessi socioeconomici del territorio.
Nel 1983, con il Protocollo d’Intesa tra Consorzio Costa Smeralda e Regione Autonoma della Sardegna, era stato sottoscritto un importante impegno a salvaguardia degli interessi dell’Isola e dell’Impresa. Sappiamo tutti come ragioni burocratiche e politiche abbiano poi vanificato quella straordinaria e lungimirante intesa. Non è mai troppo tardi per ripercorrere quella strada anche se, evidentemente, non sarà più il Principe a poter esercitare il ruolo di garante dal punto di vista imprenditoriale.