Non ci voleva molto a ipotizzare, ieri, che Marco Amelia avesse le ore contate. E infatti oggi, di buon mattino, quando la truppa era stata costretta a un’insolita levataccia (tutti pronti alle 7), i padroni del vapore – uno scafo traballante, anche in assenza di onde, e ovviamente incapace di uscire indenne da una burrasca – hanno dato il benservito all’ex portiere della nazionale. Decisiva, senz’altro, la sconfitta esterna contro l’Anzio, soprattutto per un secondo tempo disastroso, a differenza del primo che aveva visto un’Olbia pimpante e pericolosa, al punto che la rete di De Grazia non era stata altro che il suggello a una palese superiorità dei bianchi. C’è però da dire che alcune scelte tecniche avevano destato più di una perplessità (almeno al sottoscritto), anche nelle partite precedenti.

Arboleda centrocampista. All’inizio, sembrava un’eresia, soprattutto quando fu impiegato da mezzala. Il ragazzo è una vecchia conoscenza dell’Olbia ed è sempre stato utilizzato come esterno per la sua velocità e la predisposizione al cross. Forse poi Amelia ci ha ripensato e subito dopo il primo esperimento, l’ha schierato come quinto di centrocampo, libero di giostrare sulla fascia di competenza.

L’enigma De Grazia. Il miglior acquisto della stagione è stato De Grazia, che sembra un calciatore nato per fare il trequartista. E lo faceva anche con l’Olbia, solamente che nella testa (e nel sistema di gioco) di Amelia, i trequartisti dovevano essere due, per cui De Grazia non operava dietro le punte, ma ispirava il gioco occupando una zona del campo un po’ più esterna.

I cartellini rossi. Perché tanto nervosismo, nonostante la suadra fosse tutto meno che aggressiva? In quattro partite, tre espulsioni: due contro l’Ilva (Arboleda e La Rosa) e una ieri (gomitata di Costanzo). I motivi non si conoscono, e neanche i rimedi adottati per impedire che altri cartellini rossi pregiudicassero il cammino della squadra.

Al posto di Amelia (con lui, è stato licenziato anche il suo fedelissimo vice Alessandro Moglioni), arriva (si fa per dire, perché già faceva parte dello staff, come responsabile dell’under 19) Mario Isoni, prodotto locale, il quale – come recita il comunicato ufficiale del club – “momentanemente” dirigerà le sedute di allenamento. Quell’avverbio va interpretato. Potrebbe significare che Isoni indosserebbe per ora i panni del traghettatore verso l’assunzione di un tecnico esperto (circola il nome di Mario Petrone, ma non c’è alcuna conferma), che potrebbe anche occupare la panchina domenica in occasione della prossima gara interna contro il Monterotondo, che condivide l’ultima posizione in classifica proprio con i bianchi.

L’esonero di Amelia, in ogni caso, a giudizio di chi scrive era scontata: e non è stato un caso che il sottoscritto, alla fine del match perso col Guidonia, gli abbia chiesto se si sentisse in discussione, trovando in lui una risposta vaga e uno sguardo un poco ostile. Ma era nelle cose. Tuttavia questa decisione è solo una delle tante cose che non vanno. Nel calcio, si sa, l’allenatore paga per tutti e la sua cacciata serve a coprire altri errori. E, di errori, l’Olbia ne ha commessi davvero tanti. A partire proprio dalla scelta di un allenatore poco esperto, e da una serie di incertezze e tentennamenti (soprattutto a proposito della campagna acquisti) tipici di chi non ha dimestichezza con la gestione di una squadra di calcio. Lo stesso Ninni Corda, assunto proprio per colmare questo gap avrebbe tentato di ingaggiare diversi elementi, ma l’eccessivo tergiversare della Swiss Pro, che per un paio di volte ha fatto annunciare ad Amelia l’arrivo di un portiere, di un centrocampista e di un attaccante, ha nuociuto non poco. Sorvoliamo poi sull’annullamento per due settimane di fila della conferenza stampa del sabato, proprio per evitare all’allenatore l’imbarazzo della domanda che comunque non gli è stata neanche posta per il rispetto che si deve all’uomo. Più di una volta, infine, Ninni Corda e Amelia avrebbero discusso anche in modo animato, un po’ perché il dirigente nuorese è il classico “fumino” che non le manda a dire, un po’ perché Amelia non sopportava di dover subire la sua pressione e pretendeva di decidere autonomamente. Insomma, almeno per ora, Corda continuerà a impersonare la figura del plenipotenziario, ma – conoscendolo un po’ – se non ottenesse carta bianca, potrebbe anche compiere altre scelte. Povera Olbia.