Ognuno di noi possiede almeno una caratteristica inconfondibile, quel tratto distintivo ed unico che definisce e contraddistingue. Maria Pintore, giornalista e nota conduttrice radiofonica, quel tratto distintivo ce l’ha dalla nascita, un documento d’identità sempre aperto e visibile che associato ad una grande passione e alla competenza professionale, l’ha resa unica ed inimitabile in tutta la Sardegna. La voce è sempre stata il suo biglietto da visita, se la incontri per strada e la senti parlare, pur non avendola mai vista, ti volti e dici “quella voce la conosco, è Maria di Radio Internazionale”, e finalmente dai un volto alla voce che ha accompagnato la tua gioventù per anni e anni. Ci siamo date appuntamento in un bar al centro di Olbia. Ci siamo sedute ed abbiamo iniziato a parlare. Maria emana una forte energia positiva, una donna che ti guarda negli occhi con sicurezza mentre parla. Una donna che si racconta con onestà, senza tralasciare le zone d’ombra della propria vita.
È nata a Sassari, da madre campana e padre sardo, di Tempio. Barbara, la madre, era un’insegnante, e nel viaggio verso la Sardegna, dove era stata trasferita per lavoro, conobbe quello che un anno dopo sarebbe diventato suo marito. Era una giornata di pioggia, Barbara scendeva dal treno per entrare nella sala d’attesa della stazione di Olmedo. Per errore è entrata nell’ufficio del capostazione. Il capostazione era Francesco Pintore. Per Maria, il luogo del cuore è Tempio, città dove tutto ebbe inizio sia dal punto di vista familiare che professionale. Parte della sua infanzia e l’adolescenza ha avuto questa città come sfondo, le amicizie, quelle vere sono li, i ricordi, quelli indelebili che rimangono per tutta la vita sono li, la casa è li, la memoria della mamma, del papà e del fratello, oramai scomparsi, è tutta li. Anche Roma e Olbia, dove vive attualmente, sono casa, ma ognuno di questi luoghi ha per lei un sapore ed un colore diverso. Tra le sue passioni adolescenziali c’era il pianoforte e la danza, che ha praticato per tanti anni, ma l’amore, quello vero, è sempre stata la radio. Difatti Maria fu una delle prime speaker bambine, nel 1978, ad essere assunta presso una emittente radiofonica. Si trattava di Radio Tele Gallura a Tempio. Nonostante la madre non avesse accettato completamente quella passione, non la ostacolò mai, ma stabilì delle rigide regole che Maria cercò di rispettare sempre per non perdere quella opportunità che le aveva concesso. Una di quelle regole era lo studio: infatti è arrivata a pochi passi dalla laurea in Giurisprudenza, ma non era quello ciò che sognava per la propria vita, e quindi l’abbandonò. “Io voglio fare la radio”, diceva alla madre. “Ma che mestiere è fare la radio?”, le rispondeva. Purtroppo, a causa di malattie incurabili insorte in giovane età, né la mamma, né il papà, che morì giovanissimo, ebbero la possibilità di vedere realizzato quel sogno tanto ambito dalla loro figlia. Quella passione di ragazzina si è trasformata presto in professione, quando un editore di una importante radio regionale la contattò e le fece una proposta che sarebbe stato impossibile rifiutare. Quell’editore era Gianni Iervolino che ai tempi era il proprietario di Radio Internazionale Costa Smeralda. Voleva una voce femminile e quella voce doveva essere assolutamente quella di Maria. Il rifiuto, per Iervolino, non era contemplato.
Nel 1997, periodo in cui le donne al “potere” erano quasi un utopia, I’editore, con la lungimiranza che lo ha sempre contraddistinto, nominò Maria Pintore direttore di Radio Internazionale, pur sapendo che quella scelta, dettata dal merito, dalla competenza e dalla stima professionale che nutriva per lei, gli avrebbe creato non pochi problemi. E di problemi, in effetti ce ne sono stati. Il più doloroso è stato quando, a causa di comportamenti aggressivi reiterati da parte di collaboratori della radio verso la nuova scomoda direttrice, ha dovuto fare causa all’azienda, colpevole di non averla protetta dalle gravi e continue ingiustizie subite. Quella fu una delle prime cause per mobbing in Italia.
È stato un periodo difficile della sua vita. Ha dovuto affrontare una grande crisi emotiva ed esistenziale che l’ha allontanata per circa 10 anni dalla radio e da quell’azienda che aveva sempre considerato la sua famiglia. E quando è la famiglia a infliggere la ferita, il dolore percepito è doppio. “Iervolino è stato a tutti gli effetti il mio padre professionale, un mio grande alleato, un visionario, colui che ha sempre creduto in me, è stato l’unico che non mi ha mai abbandonata, neanche dopo aver fatto causa alla sua azienda. L’unica sua pecca è stata aver sottostimato ciò che mi stava accadendo al lavoro”.
In quei 10 anni Maria si è dedicata maggiormente alla famiglia senza mai perdere di vista la carriera. Ha iniziato una collaborazione con un’agenzia di informazione collegata a radio e televisioni regionali e nazionali, allargando così la sfera delle competenze e degli orizzonti professionali. Dopo 10 anni, Gianni Iervolino la richiamò, proponendole nuovamente l’incarico di direttore, oltre a quello di responsabile di altri settori collegati. Dunque tornò in radio arricchita professionalmente di nuove competenze acquisite durante quegli anni di lontananza. Nel 2021 ha vinto il premio di “giornalismo sportivo” per il lavoro ventennale svolto nel mondo del Rally . Ancora oggi Maria è l’unica giornalista (donna) sarda a detenere il primato. Nel 2022 lo stesso premio è stato dato a Bruno Pizzul e a seguire altri grandi del giornalismo sportivo nazionale. Dal 2022 Maria fa parte della giuria di quel prestigioso premio. Oggi è lontana dalla tipologia di lavoro radiofonico che l’ha vista protagonista indiscussa dei tempi passati. Oggi c’e una professionista che si è evoluta, una nuova Maria che ha un altro sogno, quello di donare le proprie preziose competenze alle nuove generazioni. “Se oggi facessi ancora ciò che facevo 20 anni fa, mi sentirei sicuramente fuoriluogo”, ha detto.
E’ capo project manager di Webroch, la prima web radio in Sardegna legata alla community hub ITI Olbia ed è ideatrice e docente di corsi per speaker radiofonici e televisivi nelle scuole, perché fare radio, per lei, è vita che può dare grandi soddisfazioni, ma per farlo è necessario avere sempre qualcosa di interessante da dire e saperlo dire nel modo giusto, lavorando sodo sulle “non-technical skills” che sono quelle capacità personali, non sempre innate, di intrigare e di emozionare chi ascolta… obiettivo davvero arduo da raggiungere ai tempi d’oggi. Ma lei è sempre stata la donna del possibile, e farà in modo che questo lo diventi anche per i nostri giovani.

Daiana Giangrande