C’è un posto, dove si respira un’aria particolare di olbiesità. Non è un bar, ma un ritrovo di amici. Gente che apprezza qualche birretta, ma spesso solleva al cielo, per un brindisi, uno o più bicchieri di quello buono. Il nido che accoglie una porzione di popolo genuina e spensierata lo gestisce un ex calciatore dell’Olbia, Mario Degortes, un ex difensore roccioso conosciuto da tutti come Furrone, il nomignolo di famiglia. In quel locale diviso in due parti, con due ingressi distinti, al piano terra delle case popolari di via Roma, ogni si danno appuntamento da anni gli avventori più affezionati e fedeli, quasi tutti legati al calcio o al mare. Si discute di pallone, di tattiche, di allenatori assunti o esonerati, di giocatori dotati e meno dotati (uno degli ospiti fissi è il mitico Ernesto Truddaiu, ma spesso si vedono l’ex presidente dell’Olbia Francesco Sotgiu, gli ex calciatori talentuosi come Michele Moro, Franco Marongiu Pelè, Pinuccio Petta, Armando Farina), di falli da rigore commessi e non concessi (ce n’è uno in particolare di cui è stato protagonista lo stesso titolare del bar). Ma non mancano anche i racconti di qualche battuta di pesca miracolosa: orate di molti chili, calamari, seppie, polpi, e chi più ne ha, più ne metta. Così come è possibile che, su due piedi, si piazzi una tastiera e ci si metta a cantare brani di un repertorio soprattutto anni 60 (lo stesso Mario si cimenta in qualche do di petto). Nei periodi consentiti, si possono ordinare agli specialisti della raccolta qualche chiletto di arselle (attenzione: non vongole) rigorosamente di Olbia, oppure dei tartufi di mare, per non parlare della bottarga. Ma si può anche spaziare nel magico mondo dei latticini, con formaggi – soprattutto tittighedde, cioè perette – dal sapore deciso, selezionati e particolarmente amati da coloro che, dalle 11 in poi, debbono preparare il palato per l’aperitivo di rito. Il clou lo si raggiunge la mattina, fino all’ora di pranzo. Anzi, più di un cliente, quando torna a casa, rinuncia a mettersi a tavola perché i “taglieri” di Furrone, serviti dal titolare oppure a disposizione di chi consuma nel locale principale dove c’è il bancone, sono completamente diversi da quelli che vengono serviti nella maggior parte dei locali di Olbia. Il merito è di Mario, ma soprattutto della moglie, cuoca sopraffina e dunque molto spesso impiegata a dare il meglio di sé stessa per soddisfare una clientela che ama il piccantino e i piatti saporiti. Oggi, per esempio, c’erano dei crostini con i funghi, o con lardo (non di Colonnata, ma decisamente di alto livello), coppa, prosciutto, e persino pesciolini mangiatutto, e acciughe, adagiati su un letto di pane croccante. E domani? Chissà quali sorprese…



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