Non so se l’avete notato, ma ci sono dei fenomeni che sembrano sfuggire al nostro controllo, e persino a quello di coloro che esercitano le più alte responsabilità, come nel caso dei nostri governi. Tanto per fare un esempio, basti pensare al fatto che, ormai da anni, e non solo in Sardegna, ci lamentiamo della crisi del Sistema Sanitario, eppure nessun governo riesce a metterci mano. Tutti sappiamo che le Banche ci tiranneggiano e chÈ ingrassano con i nostri quattrini, però sembra godano di totale immunità e di un potere apparentemente inattaccabile. Ma se guardiamo aldilà del nostro paese, possiamo facilmente renderci conto che lo stesso accade in altri e più determinanti ambiti della vita economica, sociale e politica. Negli ultimi 20 anni sono state convocate un gran numero di conferenze internazionali sui cambiamenti climatici, più volte sono state individuate le soluzioni, ma non si è mai arrivati a nulla di concreto. È noto che la maggioranza dei cittadini europei non è disposta a rischiare la guerra mondiale solo per annettere l’Ucraina alla Nato. Eppure le classi dirigenti europee e i mass media marciano compatti verso l’escalation militare. L’opinione pubblica mondiale è inorridita per le stragi di civili palestinesi ad opera di Israele, eppure nessuno è in grado di fermare il massacro.
Premetto che non sono mai stato un cospirazionista, ma negli ultimi tempi mi sono imbattuto nelle riflessioni di alcuni sociologi ed economisti, sia europei che statunitensi, i quali hanno azzardato una risposta a queste contraddizioni, ipotizzando l’esistenza di un grande potere sovranazionale, che a detta di costoro, influenzerebbe le grandi scelte della maggioranza dei governi e delle classi dirigenti di molti paesi. Si tratta dei cosiddetti Fondi di investimento che posseggono quasi la metà della ricchezza mondiale; tanto per capirci, solo uno di questi, Black Rok, muove circa 10.000 miliardi di dollari, più del PIL di Francia e Germania messi insieme. Tutte le più grandi multinazionali e tutte le grandi istituzioni finanziarie hanno nel proprio pacchetto azionario una partecipazione consistente di uno di questi Fondi. Secondo Peter Phillips, sociologo della californiana Sonoma State University, governi, militari, agenzie di intelligence, gruppi politici, mass media, aziende di ogni settore sono direttamente o indirettamente soggetti all’influenza determinante di questi “Padroni del mondo”. Tanto per fare un esempio, il debito pubblico italiano è detenuto per il 28% da istituzioni straniere, in gran parte Fondi di investimento, mentre il 24% da istituzioni finanziarie italiane, che hanno anche loro una partecipazione di questi colossi. Questo avviene, in misura più o meno consistente, anche in altri paesi in Europa, Nordamerica e altrove. Secondo Phillips, i Fondi di Investimento avrebbero un peso talmente determinante nei settori chiave del mondo moderno, nell’industria delle telecomunicazioni, nell’industria alimentare, in quella farmaceutica, in quella delle armi, da influenzare e orientare le politiche degli stati. Quando, ad esempio, investono massicciamente nel settore dell’industria farmaceutica e sanitaria finiscono per avere voce in capitolo sulla politica assistenziale di molti paesi. Se investono nell’industria delle armi, è ipotizzabile che non siano tanto interessati a una soluzione pacifica dei conflitti in corso. Se accettiamo tali premesse, è lecito chiedersi quali margini decisionali hanno i singoli governi di fronte a tale “potenza di fuoco” e quanto, invece, contino la volontà popolare e gli stessi processi elettorali. Qualcuno maliziosamente insinua che vengono lasciati ai governi solo ristretti ambiti decisionali, come ad esempio diritti civili, le politiche fiscali, l’ educazione, le infrastrutture, la giustizia e cose di questo genere. Secondo alcuni, questi colossi della finanza ci permettono anche di scegliere tra le diverse forme di governo. Possiamo decidere se avere un governo autoritario, o uno liberal-democratico, a condizione che non vengano messi in discussione i capisaldi ideologici e politici su cui si regge l’attuale assetto economico e geo-strategico. Ovviamente non tutto quello che afferma Phillips è da considerarsi oro colato, ma non posso fare a meno di constatare come, almeno in Occidente, le classi dirigenti non si preoccupino molto del fatto che sempre meno cittadini vanno a votare, quasi che la sovranità popolare fosse ormai passata di moda.

