Centocinquanta buoni per andare al ristorante. L’Avis Olbia quest’anno si distingue per dare una mano a chi ne ha bisogno, e lo fa consegnando a don Antonio Tamponi, parroco della Basilica di San Simplicio, quel pacco di voucher anonimi che il sacerdote consegnerà con grande discrezione, indicando il nome del ristorante che accoglierà questi particolari “clienti”. La semplice cerimonia di consegna si è svolta di fronte al centro trasfusionale dell’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia, alla presenza del neo direttore sanitario dell’Avis Daiana Giangrande, del presidente Gavino Murrighile, di alcune volontarie dell’associazione, del direttore sanitario dell’Asl Raffaele De Fazio, del primario del centro trasfusionale Marco Cocco e della dottoressa Piera Palazzoni dell’Igiene pubblica. «Sono stato scelto per distribuire questi buoni e ne sono felice – ha detto don Tamponi -. La riservatezza sarà assoluta e anche il ristorante che accoglierà questi clienti, il cui nome non viene ovviamente rivelato, lo farà in silenzio. Abbiamo a disposizione 2mila euro in buoni ristoranti e anche questo aiuto concreto renderà felici tante persone». “Quest’anno abbiamo deciso di mettere a disposizione 150 buoni ristorante da consegnare a coloro che, temporaneamente, versano in condizioni di difficoltà economica e non possono permettersi di portare la famiglia in un locale, neppure a Natale. Con questa scelta – spiega Gavino Murrighile – abbiamo inteso mettere al centro la persona e agevolare una dinamica sociale normale che, verosimilmente, chi si trova in difficoltà economica non potrebbe permettersi. Non risolveremo il problema della povertà, ma diamo un segnale di attenzione alla persona e alla dignità della stessa. Ringraziamo tutte le aziende che ci hanno sostenuto nell’iniziativa e che, si auspica, continuino ad incrementare questo progetto di un Natale diverso. I buoni ristorante sono stati consegnati a Don Antonio Tamponi che conosce meglio di chiunque altro le difficoltà di troppi nostri concittadini che, talvolta, non sono palesi ai più, e che pertanto potrà scegliere all’interno di una comunità a lui ben conosciuta. Abbiamo voluto evitare “il pranzo dei poveri”, perché l’idea di fondo era quella di rendere neutri i destinatari e il ristorante coinvolto e pertanto i fruitori saranno totalmente anonimi, anche all’Avis stessa».