Un altro brodino, ma questa volta l’Olbia se la vedeva con uno squadrone (per la serie D) come il Cassino, e dunque non si può recriminare più di tanto. Questo è il terzo risultato utile di fila, e se paragoniamo il momento attuale alla fase precedente all’arrivo in massa di calciatori, beh questa partita sarebbe finita con la vittoria della capolista. A parte i primi venti minuti di sofferenza, nei quali i laziali – spesso ispirati dall’ex Senesi, un Signor giocatore – hanno fatto paura per l’alto tasso di aggressività e per un’efficacissima applicazione dei temi offensivi, sviluppati per mettere Valente e soprattutto Abreu (13 reti all’attivo) nelle condizioni di far male, l’Olbia (in maglia azzurra con il lutto al braccio per la scomparsa del mitico capitano Ernesto Truddaiu) si è quasi svegliata dal torpore. Dopo la palla gol sciupata da Tribelli (che ha calciato alle stelle, su assist di Senesi), l’Olbia si è organizzata bene e ha contenuto gli assalti dei frusinati, comunque molto bravi anche quando si è trattato di difendersi. L’Olbia, le occasioni, le ha avute con Ragatzu, De Grazia e Buschiazzo e per tutte e tre le volte il pacchetto arretrato del Cassino – portiere compreso – ha saputo rimediare. Insomma, il pari è il risultato più giusto e va mandato in archivio con un mezzo sorriso, anche perché non si conosce l’entità degli infortuni di Costanzo e dello stesso Buschiazzo che ha concluso il match zoppicando vistosamente. Schierata con il 4-2-3-1 – checché ne dica l’allenatore che, nella conferenza del dopo gara ha raccontato che “nessuno ha mai azzeccato il modulo” e che lui “non lo svelerà mai” (pare che si tratti di un inedito 4-2-2-1-1 !) – , con l’uscita di Costanzo, al subentrato Marroni è stato chiesto di occupare la corsia di destra, con De Grazia spedito dalla parte opposta: la manovra non ne ha risentito e gli equilibri non sono stati sconvolti. Con l’uscita di De Grazia, invece, l’Olbia è passata al più classico dei 4-4-2 con Ragatzu che ha fatto coppia, con Furtado, entrato al posto di Della Salandra, partito come titolare. A precisa domanda proprio sulla sostituzione di De Chiara (è la seconda volta consecutiva che accade: a Monterotondo addirittura ha giocato solo per un tempo), l’allenatore non ha fornito una spiegazione convincente, segnalando “alcuni problemi fisici e un po’ stanchezza (!)” che nessuno ha notato. Della serie “tutti sono utili, nessuno è indispensabile”, alla faccia di chi supponeva che De Grazia fosse una pedina intoccabile non solo per le sue doti tecniche, ma anche per la sua capacità di arrivare in zona gol e di realizzarne pure qualcuno. Ma il calcio non è una scienza esatta e tutte le opinioni (e le scelte) possono essere valide, fino a prova contraria. Un cenno su Ragatzu, incensato dal tecnico per “la velocità con la quale si è ambientato, e per l’apporto fornito anche oggi”. Daniele – è bene precisarlo, da parte di chi lo ammira e lo apprezza molto, e lo considera dotato di un eccezionale talento sprecato anche per la serie C- non è ancora al top, e si vede. Ci arriverà presto, molto presto. Appena si sbloccherà con il primo gol, diventerà un’altra volta il Ragatzu che conosciamo. È già capitato, e capiterà ancora. Magari domenica prossima contro la Paganese.

Chiudiamo con il pubblico: i calciatori dell’Olbia anche oggi sono stati applauditi a lungo, nell’abbraccio successivo al fischio finale con la CurvaMare, quando tifosi e giocatori sono divisi solo dalla rete di recinzione. Anche in questa occasione, abbiamo notato che l’unico che non si avvicina è l’allenatore, che preferisce osservare da lontano quella manifestazione ravvicinata di affetto.