Tre pappine, frutto di un secondo tempo gagliardo e divertente. Una doppietta (la prima) per Nicolò Maspero, un figlio d’arte (suo padre Riccardo ha indossato le maglie di Cremonese, Torino, Sampdoria e Fiorentina) che sa il fatto suo, sa inserirsi, e si esprime in un ottimo italiano (il che non guasta anche se stiamo parlando di atleti in mutande pagati per dar calci a un pallone). Una prima “finale” vinta in casa (ce ne sono altre cinque), dopo un primo tempo noiosissimo, da dimenticare. I tre punti ottenuti contro il Trastevere (non proprio uno squadrone) valgono oro visti i risultati di alcune concorrenti per ottenere la salvezza, ma la classifica continua a essere precaria: l’Olbia è ancora in zona playoff con i suoi 27 punti, uno in meno di Uri e Monterotondo e in ritardo di due lunghezze nei confronti del Latte Dolce.

Benno Raeber

Come va in archivio, questa gara? Tra le luci – in primis il ritorno alla vittoria e gli 0 gol incassati – c’è anche qualche ombra sulla quale squadra e tecnico dovranno riflettere. Nel primo tempo, l’Olbia ha subìto passivamente il possesso palla dei romani, apparsi comunque mai pericolosissimi. È apparso sbagliato l’approccio alla partita, soprattutto perché l’avversario non era il Real Madrid, né gli somigliava. Anche l’allenatore (che ora spera “in una vittoria esterna”) ci ha messo un po’ del suo nella scelta degli uomini da schierare. Senza l’indisponibile De Grazia (febbricitante da giorni, lui aveva proposto al mister di andare in panchina, ma non è stato accontentato), sulla corsia di destra è stata data fiducia a Luzayadio e in special modo a Furtado. Quest’ultimo non ne ha azzeccato una e l’allenatore si è incaponito nel tenerlo in campo, contro ogni logica. Ben altra musica, in avanti, quando è entrato Della Salandra, un attaccante dalle caratteristiche diverse rispetto al capoverdiano, capace di tenere alta la squadra e di finalizzare senza fronzoli. Eccellente il suo colpo di testa del 3-0, su assist di Ragatzu. Ma la mossa più azzeccata, per valutare la metamorfosi della squadra nella seconda parte del match, è stata quella di far entrare Islam, fresco di convocazione con la nazionale del Bangladesh. Il giocatore, sebbene giovanissimo, ha talento e dà vivacità alla manovra: si sa smarcare, è bravo nello scambio ravvicinato e diventa protagonista nelle ripartenze, si vede che si diverte. Un peccato averlo tenuto per troppo tempo in panchina. Per il resto, c’è da segnalare una prova molto positiva della difesa con l’ormai collaudata coppia di centrali Pani e Buschiazzo e un Arboleda superbo (impressionante la sua continuità di rendimento: l’ammonizione di oggi lo costringerà a saltare la trasferta contro la Puteolana), e un settore centrale che ha trovato un suo equilibrio grazie anche alla duttilità di Maspero, molto bravo oggi nel firmare due gol (bello soprattutto il secondo), calciando dalla distanza. “Dedico i gol alla suadra, sono convinto che molto presto lasceremo questa zona della classifica. Io ispirato da mio padre? No, lui mi dà consigli che cerco di mettere in pratica: sono felicissimo, esultare sotto la curva è stata un’emozione unica”. Rimane da usare lo zoom su Daniele Ragatzu, che non è ancora arrivato a essere quel che dovrebbe. Oggi è stato molto utile sul piano degli assist, ma ha fallito un paio di palle gol proprio perché non è ancora al top. Conoscendolo, è solo questione di un supplemento di pazienza. Se poi avrà la possibilità di duettare con Biancu (oggi è entrato e non ha sentito dolore), beh, magari i gol – una medicina efficacissima – arriveranno. Una “perla” finale, nella conferenza stampa del dopo gara. Una collega ha chiesto informazioni sulla salute del difensore Lucarelli, di cui non si hanno notizie da un bel po’. L’allenatore non ha gradito la domanda, per il secondo giorno consecutivo e ha provato a fare il reticente. Alla fine, si è arreso e ha ammesso che “Lucarelli sta bene e non è stato convocato per scelta tecnica: ho trenta giocatori e ne posso portare con me solo venti. Quindi, ci potrebbero essere altre esclusioni”. Capito?

P.S. Alla fine, I tifosi hanno salutato con affetto calore la squadra dopo aver sottolineato con qualche coro nel primo tempo che “dobbiamo vincere”. I calciatori hanno ricambiato con cori e slogan. Abbiamo voluto osservare il tecnico: come al solito non si è avvicinato alla rete di recinzione, limitandosi a inviare un applauso generico all’altezza del limite dell’area. Chissà però se ha sentito gli stessi sostenitori della Curvamare che gli chiedevano qualcosa non proprio collegata a un tappeto erboso, ma ad altre prestazioni extracalcistiche.