Qualche settimana fa, la presidente dell’Unione Europea, con l’efficienza e la meticolosità teutonica che la contraddistinguono, ma pur sempre col piglio militaresco tipica della stirpe da cui proviene, ha elencato di fronte alla stampa europea il contenuto del kit di sopravvivenza, che ci dovrebbe permettere di sopravvivere per le prime 72 ore al fungo atomico, nell’ipotesi che nelle ore successive avremo già distrutto i nostri nemici, ricostruito le nostre città e pulito cielo e terra dalla inevitabili radiazioni. La stampa europea, e la classe dirigente tutta hanno plaudito entusiasticamente all’ipotesi di una nuova guerra, dopo più di 70 anni di una pace monotona, che ha infiacchito la nostra migliore gioventù. Basta con questo pacifismo pantofolaio, bisogna riaccendere ardori guerreschi nei nostri giovani ed abituare tutti all’inevitabile guerra contro i nostri nemici entro il 2029. Ove mai a quella data non ci fosse nessun Paese a fare da nemico, possiamo sempre fare la guerra alla Cina, o male che vada all’Albania o alla Repubblica di San Marino. È pur vero che qualche guerra l’abbiamo fatta, per non perdere l’abitudine, certo abbiamo bombardato Belgrado, distrutto la Libia, la Siria, l’Iraq e la Palestina, ma erano guerricciole, senza neanche una bombetta atomica, e contro gente che non sapeva neanche difendersi. Solo una voce si è levata, isolata, ma coraggiosa, a muovere critiche alla proposta europea di kit di sopravvivenza: si tratta di un intraprendente deputato sardo che ha rivendicato la necessità di difendere le specificità regionali e le tradizioni locali.

Una forma di Casu Marzu

Va bene il coltellino svizzero, ha sostenuto, va bene l’acqua imbottigliata, ma le scatolette di tonno quali saranno? Della nostrana Palmera o di qualche sconosciuta marca spagnola? E perché non si fa menzione del Casu Marzu, sebbene la scienza abbia riconosciuto che le più basse forme di vita, come i vermi, sono quelle maggiormente resistenti alle radiazioni? E quale pane si mantiene più a lungo del nostro pane carasau, per non parlare della bottarga che…., altro che 72 ore. E infine, perché solo l’acqua, e il Cannonau e l’Ichnusa dove le mettiamo. Anche se dovessimo morire nelle prime 72 ore, volete mettere il vantaggio di morire felici e contenti? L’intervento ha suscitato ampio consenso, per cui la Von Der Leyen ha accettato di posporre la guerra, già annunziata per il 2029, di almeno 2 anni, al fine di esaminare la differenti proposte provenienti dalle minoranze etniche dell’Unione. Si è anche deciso di proporre alla Russia uno slittamento della loro invasione di almeno 2 anni, a meno di nuove ulteriori eventuali richieste.