«Che cos’ha Alghero in meno rispetto a Olbia? La mentalità?»
È con questa domanda provocatoria che Michele Pais — avvocato, ex presidente del Consiglio regionale e attuale consigliere comunale di Alghero — ha dato il via, sui social, a un vivace dibattito tra sostenitori e detrattori delle due città. Lo abbiamo raggiunto per approfondire il senso di quel post e il confronto tra le due realtà.
Quale messaggio voleva lanciare con quel post?
“L’intento era proprio stimolare un confronto costruttivo sulle differenze, in termini di turismo e servizi, tra Alghero e Olbia, due città a vocazione turistica. Olbia, e più in generale tutta la Gallura, negli ultimi anni ha registrato una crescita esponenziale. Non è più solo un punto di transito, ma una destinazione finale. Questo grazie a una classe politica illuminata che ha lavorato con strategie vincenti, trasformando la Gallura in un modello di turismo mondiale. Ricordiamoci che il turismo è una forma di “esportazione in casa”: il turista consuma ciò che produciamo, spende per i servizi, e questo genera entrate utili per la stabilità economica regionale, senza dazi né barriere“.
In che cosa Alghero è carente rispetto a Olbia?
“La Gallura oggi è la locomotiva turistica della Sardegna, ed è anche l’area con la maggiore crescita demografica. Ma ha anche un elemento unico e irripetibile: la Costa Smeralda. Negli anni Sessanta il Principe Aga Khan ha costruito un modello perfetto di sviluppo turistico, rispettoso del territorio. Poi i galluresi — gente capace e visionaria — hanno saputo far evolvere quella visione. Non serve replicare la Costa Smeralda, sarebbe impossibile. Ma possiamo prenderne ispirazione. Tutta la Sardegna è bella e merita valorizzazione. Dobbiamo guardare a ciò che funziona altrove, adattarlo ai nostri contesti locali, coinvolgendo anche le aree interne che oggi soffrono di più, soprattutto per lo spopolamento. Io guardo sempre con ammirazione Olbia e la Gallura, da cui si può trarre molto per far crescere anche Alghero, che un tempo era la porta d’oro del turismo in Sardegna. Possiamo tornare a esserlo, non in competizione, ma in sinergia“.
Cosa è successo ad Alghero dopo il boom dei voli low cost?
“Alghero è stata la prima città d’Italia a sperimentare l’apertura all’Europa attraverso il modello dei voli low cost. Purtroppo, nel tempo, quella crescita si è rallentata. Ci sono state difficoltà legate all’aeroporto e alla riduzione dei collegamenti. È mancata una regia regionale, e il territorio ha percepito questo come un abbandono. Abbiamo perso un’occasione storica: quella di cavalcare la rivoluzione dei voli economici, che ha cambiato il modo di viaggiare degli italiani e degli europei. A ciò si è aggiunta la mancanza di capacità amministrativa locale nel reagire a un mercato che nel frattempo si era completamente trasformato“.
C’è un settore in particolare che non è stato valorizzato?
“Sì, la nautica. Alghero ha uno dei porti turistici più grandi del Mediterraneo, con validi operatori. Ma non siamo riusciti a intercettare la nautica di alto livello. Il nostro è un porto sociale, frequentato da piccoli diportisti, ed è giusto che sia così. Ma senza rinunciare a questa identità, potremmo fare di più per attrarre i grandi yacht che generano economia. In Gallura, con un sistema ben organizzato di boe e servizi, attraccano megayacht da tutto il mondo. Ieri, per esempio, è stato avvistato a Porto Rotondo il megayacht da 142 metri di Sergey Brin, cofondatore di Google. Se volesse venire ad Alghero, dove attraccherebbe? Troverebbe gli stessi servizi di Olbia e della Costa Smeralda? La risposta purtroppo è no“.
Lei si è espresso duramente contro i nuovi campi boe. Perché?
“Perché li ritengo inutili e dannosi. Così come sono concepiti privatizzano il mare pubblico, pur nascendo da finanziamenti europei del PNRR. L’Ente Parco li giustifica con la necessità di proteggere i fondali e la Posidonia, ma gli studi scientifici dell’Università di Sassari dicono altro: la perdita della Posidonia è dovuta soprattutto al riscaldamento dei mari, alla presenza di alghe infestanti, alla modifica delle correnti per via delle costruzioni costiere, alla pesca a strascico. L’ancoraggio diretto ha un impatto, ma non è la causa principale“.
Qual è quindi la chiave per il rilancio?
“Investire nella nautica e nelle infrastrutture portuali, realizzare boe adeguate, capaci di attrarre anche le grandi barche. Dobbiamo far sì che il mare non sia più un confine o un ostacolo, ma una grande opportunità di sviluppo e scambio. Solo così Alghero potrà tornare protagonista del turismo in Sardegna“.