Qualche giorno fa si è svolto nell’Hotel Abi D’Oru, un edificante convegno su “Fake news, social e Intelligenza artificiale” alla presenza del vicedirettore del Sole 24 ore e del proprietario dell’Unione sarda, il giornale isolano di maggiore diffusione. Durante il dibattito è stato sottolineato come autorevolezza, serietà e professionalità siano gli elementi che rendono un giornale un punto di riferimento nel mare magnum dell’informazione. E certo non possiamo non essere d’accordo, anche se noi avremmo aggiunto per completezza un elemento un po’ trascurato, e cioè l’obbiettività e l’indipendenza da “centri decisionali” estranei al mondo dell’informazione.
Tanto per restare in tema, mi sovviene che il Sole 24 ore è controllato per il 70% circa da Confindustria, e che quindi tale testata esprime prevalentemente l’opinione e i desiderata della grande industria, ed è noto che le opinioni di questa Associazione non sempre coincidono con quelle dei lavoratori italiani. Le loro posizioni, del tutto legittime, esprimono tanto per essere chiari gli interessi di una piccola, sebbene importante, fetta della società italiana. Il restante 30% è ripartito fra varie banche e gruppi finanziari, fra i quali spuntano anche Black Rock e Vanguard, quei famosi Fondi di Investimento che, secondo sociologo americano Peter Phillips, gestiscono metà della ricchezza mondiale.
L’Unione Sarda, peraltro, è di proprietà di un brillante e autorevole imprenditore sardo, che ha interessi in molti settori dell’ economia della Sardegna. Pur trattandosi di una persona che gode della stima universale, è lecito pensare che il giornale di sua proprietà non contrasti i suoi molteplici interessi. D’altra parte questo è il panorama dell’informazione nel nostro paese, dove non più di 4 o 5 gruppi editoriali controllano la quasi totalità della stampa e delle reti televisive. Basta dare un’occhiata all’azionariato di queste società per rendersi conto che si tratta in gran parte di gruppi finanziari italiani, e, in qualche caso, si troverà sempre traccia di quei famosi Fondi di Investimento, che molti considerano i veri “padroni del mondo”. Certo, è lecito pensare che gli operatori del settore siano per la maggior parte persone in buona fede, ma è il sistema nel suo complesso che non garantisce una vera libertà e pluralità dell’informazione, in quanto strettamente legato a centri di potere nazionali ed internazionali.