LETTERA APERTA ALL’ASSESSORE ALLA SANITA’ E AL DIRETTORE GENERALE DI ARES

C’è una domanda che con sempre maggiore frequenza si pongono i pazienti che, numerosi, si rivolgono ai pronto soccorso e gli stessi operatori sanitari pubblici che quotidianamente sono impegnati nelle strutture di emergenza-urgenza: COSA SI NASCONDE DIETRO IL RICATTO DELL’IMPIEGO DEI MEDICI A GETTONE? Sono molti coloro che ritengono che la necessità di impedire la chiusura dei Pronto Soccorso non possa diventare un ricatto che cancella gli inderogabili requisiti della qualità dell’assistenza, dell’idoneità del personale impiegato e della sicurezza delle cure. Il ricorso ai medici a gettone all’interno dei pronto soccorso rappresenta spesso una mera risposta “formale” alle esigenze dei pazienti e a quelle dei pochi medici pubblici che, a costo di turni massacranti, continuano ad operare, con grande professionalità ed abnegazione, nelle strutture deputate all’emergenza. Dietro quel ricatto si nascondono rischi rilevanti per la salute dei pazienti e per gli stessi operatori sanitari pubblici dei Pronto Soccorso, su cui ricade la responsabilità giuridica ultima di quanto avviene al loro interno. L’ASSESSORE DELLA SANITA’ E IL DIRETTORE GENERALE DI ARES NON POSSONO NASCONDERE LA TESTA SOTTO LA SABBIA E MEN CHE MENO GIRARE IL CAPO DALL’ALTRA PARTE.

Ma quali sono i rischi e le criticità legate all’impiego dei medici a gettone? La più rilevante è l’assenza di specializzazione o formazione adeguatamente documentata: non sono pochi i casi in cui il personale medico utilizzato non risulta in possesso di specializzazione in discipline affini all’emergenza-urgenza, né che abbia completato i necessari corsi obbligatori (BLSD, ACLS, ecc.). La scarsa conoscenza dei protocolli operativi: molti medici gettonisti non risultano formati sui protocolli aziendali e non possiedono la necessaria conoscenza delle procedure operative. A queste gravi criticità se ne aggiungono altre non meno rilevanti. La discontinuità assistenziale: la frequente alternanza di medici non integrati nell’équipe pregiudica la continuità delle cure, soprattutto nella gestione dei codici di maggiore gravità e nei casi delle patologie tempo-dipendenti. Le difficoltà comunicative di alcuni professionisti che non padroneggiano sufficientemente la lingua italiana, creano seri inconvenienti nella comunicazione clinica, nel consenso informato e soprattutto nella gestione delle urgenze.

L’ex assessore regionale Massimo Dadea

Posto che, al momento, il ricorso ai medici gettonisti è una necessità, si rende necessaria una attenta vigilanza da parte dell’Assessorato alla Sanità e di ARES sulle modalità di reclutamento dei medici gettonisti e, in particolare, non appare più rinviabile l’adozione di alcune procedure oramai inderogabili:

– una verifica accurata dei titoli e delle competenze dei medici gettonisti assegnati dalla MST Group di Vicenza (la cooperativa prevalente) ai turni di Pronto Soccorso;

– non devono essere affidate in autonomia situazioni di particolare emergenza e criticità (codici rossi e gialli) a medici non adeguatamente formati;

– al Responsabile del Pronto soccorso deve essere garantita la facoltà di esprimere parere vincolante sulla idoneità clinica ed organizzativa del medico gettonista;

A queste misure immediate si deve aggiungere una esigenza non rinviabile: l’individuazione di metodologie e percorsi nuovi ed alternativi per il reclutamento, la formazione e l’affiancamento dei medici non strutturati.

Non appare superfluo ricordare che la Regione Sardegna, con un tempismo “lodevole”, ha reso esecutivo, poco prima che scattasse il divieto del governo, il nuovo appalto bandito da ARES che consente l’utilizzo dei medici gettonisti forniti dalla solita MST Group di Vicenza, per un impegno di spesa di quasi dieci milioni di euro. Se inizialmente questi medici si dovevano occupare solo dei codici meno impegnativi, ora con il nuovo appalto potranno occuparsi anche dei codici di maggiore gravità.

NON E’ ACCETTABILE CHE LA SALUTE DEI CITTADINI SARDI SIA AFFIDATA AD OPERATORI SANITARI DI CUI NON SI E’ VERIFICATA IN MODO INEQUIVOCABILE LA PROFESSIONALITA’ E LA COMPETENZA PER AFFRONTARE LE URGENZE E LE EMERGENZE CHE QUOTIDIANAMENTE AFFERISCONO AI NOSTRI PRONTO SOCCORSO. È difficile fugare il sospetto che quello dei medici “in affitto”, così come le sempre più ingenti risorse a favore della medicina mercantile, siano l’ennesimo segnale di una strategia finalizzata al superamento del Servizio Sanitario Nazionale e alla definitiva privatizzazione della sanità pubblica.