La foto che pubblichiamo a corredo di questo articolo è eloquente. Non ha bisogno di commenti. Ce l’ha inviata un numeroso gruppo di cittadini di Olbia, a nome dei 140 “sfrattati” dal porticciolo nel quale per decenni sono state ormeggiate le loro piccole imbarcazioni, tutte (o quasi) utilizzate per la pesca e non per scorrazzare nelle acque del golfo. Di barche, nella popolosa area del quartiere Sacra Famiglia, non ce ne sono più. I loro proprietari hanno dovuto portarle via con un dispiacere grande così perché quella zona è destinata ad altro. “Molte, per non dire tutte, delle nostre barche ora si trovano in campagna – scrivono alla nostra redazione -, qualcuno di noi ha anche cercato di rivolgersi ai cantieri che nel territorio non mancano di certo, ma c’è un costo da sostenere e non sempre è possibile far fronte a questa spesa: è meglio, per chi non ha un pezzetto di terra nel quale ricoverare le nostre barche in attesa di tempi migliori, chiedere un favore a un amico. Ma questa situazione non è più tollerabile”. La rabbia degli “sfrattati” dal “loro” mare è diffusa, ma i toni della protesta sono civili. “Ci dispiace constatare – sostengono – che l’amministrazione comunale e il signor Massimo Deiana abbiano deciso e avallato (ognuno per la propria parte) la decisione di farci sloggiare da quel luogo sul “nostro” amato lungomare. Per fortuna Deiana non è più il presidente dell’Autorità Portuale e per questa ragione speriamo davvero che chi ha preso il suo posto, il dottor Domenico Bagalà, dimostri maggiore sensibilità, insieme con il sindaco Settimo Nizzi che conosce bene la nostra situazione”. Insomma, oltre alla protesta, gli sfrattati colgono l’occasione per rivolgere una sorta di appello ai due enti istituzionali affinché si possa trovare una soluzione. “Tutto si potrebbe risolvere – segnalano i cittadini – con l’assegnazione di uno spazio alternativo per consentirci di ormeggiare i nostri mezzi. Se non ci fosse questa volontà – commentano con amarezza – vorrebbe dire che siamo condannati a fare i camerieri a coloro che invece hanno e avranno la fortuna di utilizzare quegli specchi acquei. Tutta gente che, a differenza nostra, possiede imbarcazioni di lusso e che ha evidentemente il potere di ottenere dalle istituzioni ciò che a noi è stato tolto”.