L’Olbia non si è allenata. D’altronde nessuno se l’aspettava. I calciatori si sono ritrovati nei pressi del Nespoli, cioè si sono diligentemente presentati sul posto di lavoro, ma non c’è stata nessuna seduta atletica. Permangono l’alone di incertezza e il numero dei punti interrogativi, e chi tiene all’Olbia è combattuto tra la prospettiva che emerga qualcosa di buono nel breve periodo oppure che il banco salti. Poi ci sono quelli che continuano a gufare e a spargere veleno. Ma tant’è: l’agonia è comunque destinata a durare ancora un po’.
Torniamo però alla notizia del giorno, cioè l’assemblea dei soci dell’Olbia tenutasi oggi nello studio di un notaio di Bologna (l’anticipazione dell’evento – per capire il clima da “caccia alle streghe” di questi ultimi tempi – era stata scambiata per un’invenzione del cronista). Senza entrare nello (scivoloso) terreno delle polemiche un tanto al chilo, o della logica degli “uni contro gli altri armati” che non ci appartiene, cerchiamo di mettere assieme alcuni fatti incontrovertibili. Fatti, non opinioni. O peggio disamine intinte nel vetriolo.
Il bilancio approvato, con l’astensione dei soci di minoranza, è quello del 2023/24 e riguarda la gestione del presidente Alessandro Marino che guidava il club insieme a Gianrenzo Bazzu e Alexandre Tartara, prima che tutti e tre mettessero a segno l’affare del secolo: la vendita del 70 per cento dell’Olbia alla Swiss Pro dalla quale hanno incassato la bellezza di 1,4 milioni di euro. Ebbene, la perdita è di 1.891.521 euro e per coprirla è stato deliberato l’aumento di capitale di 2 milioni di euro. Alla fine di questa operazione, il capitale sociale dell’Olbia diventerebbe di 10mila euro (la differenza sarebbe destinata a riserva).
GLI SCENARI. Se da un lato appare certo che la Swiss Pro (più avanti vedremo come) sottoscriverà l’aumento, dall’altro non si sa quale sarà la decisione dei soci di minoranza, i quali hanno trenta giorni di tempo per pensarci. Dopo questo intervallo di tempo, si procederà alla convocazione di un’altra assemblea per l’esercizio successivo. Per l’aumento di capitale, la Swiss Pro utilizzerà i 2 milioni che figurano a bilancio come anticipazione soci, senza immettere liquidità nel club. I tre soci minoritari, titolari del 30 per cento delle quote, se vorranno mantenere questa loro partecipazione, dovranno versare il 30% delle perdite, vale a dire oltre 600mila euro. In particolare Bazzu e Tartara dovranno fare un bonifico di oltre 200mila euro a testa, mentre la posizione di Marino è differente. L’ex presidente infatti ha sempre dichiarato di essere creditore del club per una somma che supera abbondantemente i 400mila euro. Ecco, lui potrà decidere di utilizzare parte del suo credito pari a 200mila euro per mantenere il possesso del suo 10 per cento. Se non lo facesse, sarebbe fuori e il suo credito sarebbe postergato, cioè verrebbe pagato solo dopo che tutti gli altri debiti sono stati soddisfatti (articolo 2467 del codice civile).
LA REGIONE. Il sì al bilancio 2023/24 porta con sé il vantaggio che l’Olbia potrebbe ottenere la fidejussione richiesta dalla Regione per concedere il 60% del contributo previsto per le società di serie D.
LE TRATTATIVE. Con l’approvazione del bilancio, ovviamente, non si è andati avanti di molto nella trattativa con il gruppo di Monza che ha mostrato interesse a rilevare l’Olbia, ma si è almeno raggiunto un punto fermo. Resta in piedi l’ipotesi di cessione, che diventerebbe concreta (a partire dal pagamento degli stipendi ai dipendenti) solo se Lucas Cominelli, in nome e per conto di Murat Yilmaz, desse l’ok richiesto da giorni. Intanto, sembra che ci sia stato un deciso ritorno di fiamma da parte del gruppo Roberto Sulas-Roberto Felleca-Ninni Corda, che godrebbe del sostegno di Alessandro Marino e, forse, anche di Gianrenzo Bazzu (da gallurese, l’imprenditore muore dalla voglia di tornare sul ponte di comando). A conferma di tutto ciò, in una recentissima intervista, infatti, Corda (diventato consulente del Messina) ha ammesso di portato alle lunghe la trattativa con la proprietà del club siciliano proprio perché non ha mai abbandonato l’idea di rilevare l’Olbia, per il cui futuro ha pubblicamente dichiarato che “l’unica speranza è il curatore fallimentare”.

