Bum! Bum! E controbum! Dalla Garlascheide alla Casa nel bosco, sino alle coppie perfette per match bipolari, il peggio della comunicazione spettacolo sta conoscendo derive per moltiplicare trincee e baratri. Una fabbrica incessante di falsi scontri, menzogne, propagande belliche, manipolazioni di news. Dietro la dichiarata ricerca di clic e ascolti, c’è la premeditata scomparsa dei fatti: oblìo non sul passato ma sull’attualità, rimozione non della storia ma del presente. È la tecnica per eliminare i contenuti di ogni discussione sostituendoli con pretesti. Oltre che con violentissime offensive all’insegna di personalismi. Metodo antico ridisegnato con nuovi strumenti d’azione per tentare di condizionare psicologie di massa. I risultati oscillano dal grottesco di qualche trasmissione tv alla diffamazione e alle calunnie lanciate a ruota libera in rete: i pacifisti etichettati come pacifinti mentre “il diritto internazionale vale sino a un certo punto”, la Costituzione sbeffeggiata da guitti nemmeno bravi nelle recite mentre si cerca di militarizzare la società, forze armate “che devono uniformarsi allo spirito democratico della Repubblica” sconfessate da ammiragli italiani che nella Nato favoleggiano di attacchi preventivi contro la Russia.
E intanto nessun suono diverso da shut sincopati su questioni centrali: dazi derivanti dai conflitti e riallineamenti tra superpotenze, bollette energetiche al +30% rispetto alle europee, crollo della produzione industriale, incremento della pressione tributaria, crescita della cassa integrazione, mancate misure contro evasione fiscale, nero, sommerso, abusi, sfruttamenti. E silenzio sulla gente che non arriva a fine mese, aumento delle povertà, privatizzazioni di servizi pubblici, trasformazione dell’economia sociale in economia di guerra.
In sostanza, tutto è molto chiaro. Sono in atto pericolosissimi scontri di parole ai 4 venti: una tentata barbaradursizzazione collettiva. Fatta di finti contrasti. Condita con aria fritta. Presentata senza nemmeno celare il sottovuoto del nulla che via via la sostiene. Una farsa senza fine. A canali unificati. Con il vero giornalismo in ostaggio di “bravi presentatori” e con attori scandenti impegnati in copioni preordinati. Di fatto, un tragico circo: più che show e serial, una serie d’insulti ininterrotti all’intelligenza. Ma tant’è.
Uno scontro dopo l’altro fra nani spacciati per titani, oggi si mette sotto il tappeto l’escalation delle catastrofi: dai massacri e dai genocidi alle manovre liberticide e agli attacchi alla dignità del lavoro. Eppure, fra un’amnesia e l’altra, quei disastri umanitari e quegli incubi che in troppi s’affrettano a far dimenticare un domani imminente rischiamo tutti di ritrovarceli ogni giorno davanti nella vita reale. È per questo che ogni richiamo alla ragione fatta da autorevoli protagonisti della scena internazionale viene subito spazzato via e ogni donna diversa da Von der Leyen o Giorgia Meloni etichettata come Cassandra o “strega”? Probabile.
C’è una sola speranza: che questi giochini di massa per nascondere omissioni su notizie sconfortanti, e nel frattempo impedire l’analisi delle misure per bloccare l’evoluzione di cupi avvenimenti, prima o poi cessino in modo definitivo. Perché a ogni modo non potranno durare all’infinito: perfino i più fedeli fan di Sechi, Sallusti, Belpietro, Mentana, Gruber, Vespa, Parenzo & C. saranno loro malgrado costretti ad aprire gli occhi. L’importante è che non lo facciano troppo tardi, quando già le compagnie di duellanti ingaggiati a giornata per match fasulli e censure dei fatti saranno sostituiti da nemici contrapposti, armati, in mimetica. Perché allora le boutade, i paaammmm, le sparate a salve non serviranno più.

